Maldestro a nudo sul palco, ma senza togliere occhiali e cappello

Maldestro

Giovedì 13 Aprile l’Auditorium Parco della Musica ha ospitato la tappa romana del live tour di Maldestro. Noi eravamo in platea a gustarci lo spettacolo e vogliamo raccontarvi le nostre impressioni tramite foto e parole.

Leggi qui la nostra intervista a Maldestro!

Maldestro

Un concerto di Maldestro non è un concerto di Adriano Celentano, di Mina o di Francesco De Gregori. Non finisce in prima pagina sui giornali, non riempie uno stadio, non se ne parla in tv. Perché, alla fine, chi è questo Maldestro?

“E’ quello che è arrivato secondo a Sanremo Giovani!”– secondo, neanche primo -, “E’ il figlio di, nipote di, fratello di…”, “E’ quello con gli occhiali da sole, col cappellino…”. Sì, perché in fondo Maldestro è tutto questo, è un artista che si può annoverare fra gli emergenti, un ragazzo con una storia che lo potrebbe mettere in ombra, un look prima che un cantautore… eppure Maldestro è anche tutto il contrario. Sa uscire da questi suoi confini, dai paradigmi, dai pregiudizi che lo incasellano.

La prima impressione è che Antonio Prestieri un po’ ci si voglia nascondere dietro a quegli occhiali, a quel cappello sempre sulla testa, con quell’aria da attore e musicista consumato e l’inconfondibile accento campano. Però basta poco per accorgersi che è sul palco che si mette completamente a nudo, superando ogni barriera creata dal personaggio o, come direbbe lui, ogni “muro di Berlino”.

Maldestro

Maldestro canta, interpreta, suona, recita… racconta storie, in forma di monologo dal sapore teatrale o in forma di aneddoto personale, dialoga col pubblico, ringrazia di cuore chi lo segue. In scena con sé porta le sconfitte, gli amori, le ubriacature, le disillusioni e l’ironia, ma anche una voce fuori dal comune. Dopo un suo live infatti quello che rimane non è un cappello, non è un passato, non è un titolo piuttosto che un altro; resta quella voce, restano quelle parole, un cantato ruvido e graffiante che semina dubbi e ricorda emozioni soffocate.

Maldestro è uno che s’impone, ma non lo fa arrogantemente, ti accompagna nel suo “viaggio”, come lui stesso lo ha più volte definito, e ti convince del fatto che lui su quel palco ci vuole stare e ci sa stare.

Niente lustrini o effetti di luce, solo un cantautore che si accompagna con la sua chitarra, supportato da una band, forse neanche così necessaria, vista la sua grande capacità di dominare il palco anche in acustico. Brano dopo brano, in un clima disteso, la voce roca e calda di Maldestro si presta a narrare, a consigliare, a far immaginare. Sorride sempre Antonio, non smette mai di trasmettere serenità e questo si diffonde in tutta la sala dell’ Auditorium.

Maldestro

Non manca il momento più intimo piano e voce, rischioso per un artista (ancora) poco conosciuto, ma lo spettacolo riesce bene e non cala l’attenzione. Degni di nota soprattutto gli omaggi ad Ivano Fossati e Lucio Dalla, con le cover di Lindbergh e La sera dei miracoli, riarrangiate in modo personale e suonate insieme alla band. Certo, anche qui azzarda molto, ma le fa talmente sue, che le canzoni nate dalla penna dei due maestri si amalgamano alla perfezione con quelle scritte di suo pugno.

Il pubblico non canta a squarciagola, anzi, è particolarmente silenzioso ed incantato, studia attentamente ogni dettaglio, un po’ come durante uno spettacolo teatrale, in attesa del colpo di scena… si sente e si vede nell’impostazione che Maldestro viene dall’arte della recitazione.

Pur avendo all’attivo solo due album, l’artista campano sfoggia un repertorio di brani originali abbastanza vasto e completo, un ottimo punto di partenza su cui basare una carriera sempre più solida. Maldestro sembra proprio essere un promettente cantautore della nuova generazione, che non dimentica gli insegnamenti dei grandi ma che cerca una propria direzione. E’ di sicuro uno di quei nomi di cui sentiremo ancora parlare nei prossimi anni, non si tratta di un fenomeno di una stagione sola. Chi lo sa, magari con un costante lavoro di messa a fuoco, potrebbe diventare un giorno quel maestro omaggiato da qualche giovane astro nascente.

 

Photo Credits: Gianfranco Schetter

 

#FollotheNoise…

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