Intervista a Julitha Ryan: la songwriter australiana innamorata dell’Italia

Julitha Ryan

A cinque anni di distanza dall’album di esordio, Julitha Ryan torna con un nuovo disco: “The Winter Journey”. In occasione del suo tour italiano le abbiamo rivolto alcune domande per farci raccontare qualcosa di più sul suo costante lavoro musicale…

La cover dell'album "The Winter Journey" di Julitha Ryan
La cover dell’album “The Winter Journey” di Julitha Ryan

 

Intense ed eleganti le trame che Julitha Ryan tesse nel suo ultimo lavoro “The Winter Journey”. A cinque anni di distanza dall’album di esordio “The Lucky Girl”, la cantautrice australiana da alle stampe otto tracce ispirate, come racconta Julitha, “by impotence and sadness in the post-romance of our dystopian present”.

Il suo personalissimo songwriting aussie, che ha il suo fulcro in voce e pianoforte, si arricchisce di suoni elettrici, folk, post-punk ed elettronici. Il “Julitha-sound” si veste di toni pop nel singolo d’apertura Bonfire e in Big Brass Bell, si immerge nelle visioni blues di Woman Walks Her Cat, gioca con chitarre polverose alla Calexico in Something’s Gotta Give, richiama atmosfere 60’s con l’organo di Like A Jail.

 

Questo “viaggio invernale”, gelido nei testi («Nothing between me and death / There’s only the cold empty air» da Bonfire) ma confortato da archi, fiati e cori, si chiude con There Is No Turning Back, imponente ballata intrisa di psichedelia, dieci minuti onirici fra pedal steel e cori. Registrato a Milano e prodotto da Giovanni Calella che vi suona anche chitarre, mandolino, beats e basso, l’album vede la partecipazione di una band tutta italiana: Pier Adduce alla chitarra, Enrico Berton alla batteria, Massimiliano Gallo al violino ed Henry Hugo alle chitarre, mandolino e steel guitar.

La stessa band ha accompagnato Julitha Ryan nel suo tour italiano di marzo in occasione del quale le abbiamo rivolto alcune domande…

 

Ciao Julitha! Quanto intensi sono stati questi 5 anni che separano l’uscita del tuo primo disco dal nuovo album “The Winter Journey”?

Ho lavorato incessantemente, non mi sono mai fermata! Nel 2013 mi sono esibita in Australia con la mia 10-piece band, scrivendo gli arrangiamenti per fiati e violini. Ho poi pianificato due tour in Italia per il 2014. Quindi ho iniziato a scrivere nuove canzoni e nel 2015 sono tornata a Milano dove ho iniziato a lavorare al nuovo album “The Winter Journey” nello studio di Giovanni Calella. Ho passato gran parte del 2016 in studio a Melbourne per registrare le voci, i fiati, i violini e a scambiare tante email con Giovanni che era a Milano! In tutto questo tempo nessuno mi pagava le bollette e quindi ho dovuto dedicarmi anche ad altro lavoro! Ho registrato le parti di violoncello per la colonna sonora del film “Snow Monkey” e sono andata in tour con Hugo Race. Non ho mai smesso di lavorare!

“The Winter Journey” sembra un album molto spirituale. Che rapporto hai con la religione?

Sono atea e non ho nessun rapporto con la religione. Credo nell’Universo e nel nostro meraviglioso mondo. Temo però che in quest’epoca siano poche le persone ad avere così a cuore il nostro mondo per fermare quello che ormai appare come l’inevitabile suicidio dell’umanità. Ovunque vedo gente che getta rifiuti dai finestrini delle auto o mozziconi di sigarette in mare e che acquista una quantità sempre maggiore di bottiglie di plastica. Dire che tutto ciò mi rattrista è dir poco.

Collabori con musicisti italiani e si è appena concluso il tuo tour nella nostra penisola. Ci parli di come è nato questo legame con l’Italia?

Da ragazza ho studiato l’Opera, inclusa quella italiana ovviamente. Per quanto ricordi, l’Italia è sempre stata per me un sogno di bellezza. Ed è stato un puro scherzo del destino che mi ha fatto conoscere i musicisti italiani che poi hanno accettato di suonare con me. Credo dovesse andare così!

Com’è stata quest’avventura live italiana?

Amo suonare in Italia, incontrare il pubblico e parlare della vita. Adoro cantare e suonare e sento che questa passione è corrisposta qui in Italia.

Quali sono le tue influenze musicali?

Amo le canzoni napoletane, la musica greca e i tempi musicali insoliti (5/4, 7/8). Adoro Hugo Race in quanto si evolve in continuazione e questa sua attitudine è di grande ispirazione per me. Eleni Karaindrou è una compositrice fantastica. Elvis è sempre il Re! Ovviamente, Bob Dylan e Nina Simone.

Ci sono letture o correnti di pensiero che ti hanno ispirata?

Purtroppo non leggo più come un tempo ma di certo i libri mi aiutano a comprendere meglio la vita. Non c’è altra attività così potente per l’immaginazione quanto la lettura, un film creato nella mente da parole scritte su carta. Anche la poesia è una potente fonte di ispirazione.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho registrato “Beach”, una raccolta di musica strumentale per solo piano che uscirà in formato esclusivamente digitale. Uscirà anche un album di musica elettronica che ho registrato con Hugo Race, Michelangelo Russo e Andrew ‘Idge’ Hehir: il progetto si chiama Gemini IV. Al momento sono in Calabria e spero di registrare al violoncello con il violinista Massimiliano Gallo. Ovviamente quando a maggio tornerò in Australia suonerò il giorno del mio compleanno – il 25 maggio! – con la mia band di Melbourne: Mick Harvey (chitarra elettrica), Stu Thomas (basso), Andrew ‘Idge’ Hehir (batteria) e la sezione di fiati.

#FollowtheNoise…

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