Giorgio Poi al Monk di Roma: il fascinoso live della stranezza

poi al monk

Il 3 novembre abbiamo assistito al live di Giorgio Poi al Monk di Roma. Vogliamo dirvi la nostra sul concerto di uno dei nomi più apprezzati della musica emergente degli ultimi mesi!

Giorgio Poi rappresenta perfettamente quello che in questo momento storico nel nostro Paese viene definito dai concetti di “indie italiano” e “scena romana“, etichette che ora corrispondono a quell’immaginario condiviso del cantautore che cura poco i tecnicismi e le apparenze, e punta invece molto su particolari inusuali e debolezze che diventano punti di forza.
Confermo che c’è paradossalmente parecchia stranezza nell’autore di “Niente di strano”: stranezza nella voce e nei testi, ma anche nel cognome, nel modo di vestirsi e in quello di porsi sul palco, dettagli che giocano un ruolo fondamentale nel successo di un progetto musicale.

Prima di esibirsi, Giorgio Poi si aggirava per la sala del Monk col suo cappotto vintage e una palesissima timidezza; avrei voluto scrivere della sorpresa nel vederlo completamente diverso sul palco, mentre invece, senza cappotto e imbracciata la chitarra, quella timidezza ancora era palpabile. Non si può infatti affermare che la presenza scenica di Giorgio sia particolarmente dinamica e carismatica, eppure sono proprio queste le componenti che lo rendono un “personaggio”. Il suo fascino artistico consiste in quell’aria gentile, in quella semplicità con cui parla di dentifricio, acqua minerale, tubature e scarpe da ginnastica, senza far mai trasparire arroganza o prepotenza.

Il pubblico era per lo più silenzioso e ammaliato, qualcuno addirittura critico, con lo sguardo corrucciato e le braccia incrociate; Giorgio Poi è quindi riuscito ad attirare l’attenzione anche di curiosi che, probabilmente, non avevano mai ascoltato un suo brano, e questo è forse uno degli obiettivi più ambiti e difficili da raggiungere per un musicista, sicuramente un traguardo degno di lode.

Per compensare però la staticità nei live del cantautore (scommessa di Bomba Dischi), lo hanno accompagnato due musicisti magnetici, Matteo Domenichelli e Francesco Aprili, rispettivamente al basso e alla batteria. Un concerto ben suonato, fedele riproposizione di un disco innegabilmente ben composto. Bisogna di certo riconoscere a Giorgio Poi delle ottime intuizioni negli arrangiamenti e nell’utilizzo dei suoni, frutto della sua preparazione musicale, dalle intense linee di basso, ai riff quasi psichedelici di chitarra, al ricercato ed imponente drum set.

Dal vivo la voce metallica che lo caratterizza, spesso oggetto di critiche, è identica a quella incisa in studio, precisa e intonata, a mio parere al limite della gradevolezza, ma pur sempre particolare. La set list della tappa romana, oltre ai brani di “Fa niente” e agli ultimi singoli “Semmai” e “Il tuo vestito bianco“, ha compreso anche la cover di “Il mare d’inverno” di  Loredana Berté e “Ancora ancora ancora” di Mina, rivisitate in modo personale ed efficace.

Giorgio Poi si è presentato essenzialmente come un ragazzo col maglione improbabile, poca loquacità e una vocalità discutibile, ma anche con tanto studio alle spalle e l’intelligenza di non volersi atteggiare per forza ad animale da palcoscenico, cosa che non lo rappresenterebbe.

 

#FollowtheNoise…

 

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