Intervista ad Edda: voce maschile dell’anima femminile

Dopo sei album con i Ritmo Tribale e quattro da solista (tre originali e un EP live), Edda torna con “Graziosa Utopia”, un disco maturo, forte e disperato, denso di suggestioni, spiritualità, provocazioni e amore incondizionato. Noi vi proponiamo l’intervista in cui lui stesso ci ha svelato come andare più a fondo nel suo particolare modo di vedere la musica.

 

“GRAZIOSA UTOPIA” CONCERTI DI PRESENTAZIONE

 

17-mar Milano – Serraglio

18-mar Brescia – Latteria Molloy

23-mar Bologna – Locomotiv

24-mar Arezzo – Karemaski

12-apr Bologna – Showcase di presentazione all’ ART ROCK MUSEUM. Modera Pierfrancesco Pacoda

14-apr Sant’Egidio alla Vibrata (TE) – Dejavu

20-apr Roma – Monk, doppio set con Angela Baraldi

21-apr Pescara – Scumm

22-apr Santa Maria a Vico (CE) – Smav

23-apr Foggia – Groove Live

24-apr Cosenza – Teatro dell’Acquario

19-mag Molfetta (BA) – Eremo

Edda

Non è un disco aggressivo e nemmeno un disco di protesta. Edda ha fatto pace con se stesso e dialoga con i suoi demoni con insospettabile leggerezza, dispensando immagini e sensazioni di rara forza e indiscutibile serenità.

Tornano molti temi: la paura di abbandonarsi, la trascendenza, le piccole contraddizioni della vita quotidiana, questa volta descritte attraverso una consapevolezza stilistica che solo un artista con una sensibilità così estrema può raggiungere. In sintesi, “Graziosa Utopia” racconta un sogno condiviso, quello di provare a stare bene, nonostante tutto.

L’album è prodotto e suonato da Luca Bossi e Fabio Capalbo, la band stabile di Edda da lui simpaticamente chiamata i “Furore Uterino”. Il sound ricercato dalla produzione artistica è un mix tra la tradizione italiana anni ‘ 70-‘ 80 e il pop rock internazionale contemporaneo. La somma degli ingredienti sonori e l’ unicità dell’ artista regalano un disco di forte personalità, ma decisamente accessibile e penetrante. Al disco hanno partecipato anche amici ammiratori di Edda, come Federico Dragona dei Ministri (cori in Spaziale), e Giovanni Truppi (chitarrista solista in Arrivederci a Roma).

Qui di seguito l’intervista a Edda, al secolo Stefano Rampoldi, in cui ci racconta una sua visione molto interessante della musica…

 

 

Ciao Stefano, partiamo dal titolo: cosa significa “Graziosa utopia”?

Non vuol dire niente, è il titolo di una canzone che poi non abbiamo inserito nel disco… non sono così profondo da voler dare un senso a tutte le cose, anzi, meno senso do a tutto e più mi sembra che le cose siano comprensibili.

In arte ti chiami Edda, nome di tua madre… come mai hai scelto di chiamarti così?

Eh la mamma è sempre la mamma… mi hanno chiamato Stefano però è troppo lungo! (Ride)
Non lo so da dove arriva ma va bene così secondo me, anche questa è una cosa che non so spiegare. Certo, nessuno mi chiama Edda, è solo un nome d’arte!

Oltre al nome femminile, anche nei testi ti cali spesso nei panni di una donna…

Credo che l’anima sia femminile, gli uomini non hanno l’anima, avranno altre qualità ma non questa. Per cui mi piace pensare di cantare cose che partano dall’anima, che poi non è vero perché sono una bestia, però è un modo per essere quello che non sono, è una mia propensione allo spirituale.

In che periodo della tua vita sei, ti senti sereno? Questo disco sembra essere meno dannato rispetto ai precedenti…

Avendo toccato il fondo varie volte posso dire che questo è un momento abbastanza positivo. Poi il disco mi piace tanto, mi ci sono davvero impegnato e questo mi fa felice, anche se appena l’ho sentito non lo avevo capito molto, e questo fa capire che intenditore di musica io sia. (Ride) Ci ho messo quattro mesi per apprezzarlo ma ora ne sono proprio contento, penso sia il disco più bello che abbia fatto, il più completo, ci sono dentro anche gli archi!

Infatti a livello di arrangiamento è più curato…

Esatto, infatti non ho suonato una nota, perché io sono molto minimalista, non sono mai andato oltre il giro di Do che ho imparato a 12 anni. Invece Luca Bossi e Fabio Capalbo hanno arrangiato anche questo disco e sono molto contento. Il prossimo disco lo faccio con… Barry White! (Ride)

Cosa volevi mettere in questo disco?

Io credo in Gesù che porta i regali ai bambini… è una gran filosofia e volevo che trasparisse questo messaggio dal disco. (Ride) Ecco, grazie a questa riflessione ho anche capito tutto il senso della mia musica che prima non sapevo spiegare!

Come saranno presentati i pezzi nel live?

Il live sarà molto simile al disco. Abbiamo preso un nuovo chitarrista, che suona con gli Adam Carpet, che è molto bravo e ha arrangiato quasi tutto lui e Luca.

C’è qualche artista a cui ti ispiri a livello testuale e musicale?

Diciamo che non mi ispiro a quelli che usano molte parole, non perché lo disprezzi, ma perché sono nato con la canzone anni Settanta, strofa ritornello… poi sono arrivati i cantautori che hanno voluto fare del testo il centro della canzone, ma io vorrei entrambe le cose, testi non stupidi certo, ma non ci deve essere solo quello. Quindi più che ispirarmi a qualcuno, non mi ispiro a qualcuno, seguo quel tipo di canzoni come “Fin che la barca va”, che non sembra un granché ma comunque colpisce e si ricorda.

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