A metà gennaio è uscito “Non fate caso al sorriso”, il primo album de Il Branco. Noi abbiamo apprezzato il loro lavoro e abbiamo voluto conoscerli meglio! Leggi qui di seguito l’intervista a Francesco Gambini (testi e synth).

Il Branco

Le melodie, tipicamente d’oltremanica, si appoggiano ad un mood cantautorale con forti vene punk. Il Branco è Nicola Pressi, voce e chitarre, Francesco Gambini, testi e synth e Leonardo Pressi, batteria, voce e drum pad. Nel Novembre 2015 esce il primo EP omonino “Il Branco”, stampato esclusivamente in vinile, registrato e mixato da Leonardo Luciani. Vincitori del Festival dei Castelli Romani 2016, i testi di Francesco Gambini sono finalisti per il Premio InediTO 2016. La cover dell’Ep è Finalista e Sesta Classificata per il Best Art Vinyl Italia 2015. Nel Gennaio 2017 esce il loro primo album “Non fate caso al sorriso” da una produzione esecutiva di LDM e una coproduzione artistica con Leonardo Luciani. L’artwork del disco è opera di Versus (Cristiano Carotti e DesiDerio). Il Branco è una sola moltitudine.

“Non fate caso al sorriso” è un disco che, nella continua ricerca del sostanziale in tutto, osanna la verità. “Non fate caso al sorriso” è un invito, è condivisione ma è anche un’ammonizione intellettuale, “Non fate caso al sorriso” è mettere in primo piano i calci per raccontare l’amore, è strillare le paure per santificare la verità. Sia concettualmente che nei suoni, nelle atmosfere, nelle parole e nella ritmica il disco rappresenta questo flusso di coscienza raccontando di gloria, sogni infranti, paure, psicosi, semplicità, bellezza, dio, amore, vergogna, sviscerando tutto di tutto, alla ricerca del sostanziale, quindi del nucleo metafisico della verità

Ecco la nostra intervista con Francesco Gambini de Il Branco!

Ciao Francesco! Visto che sei tu che ti occupi dei testi, andiamo dritto al sodo: il disco mi è sembrato molto “fisico” nelle liriche… che mi dici al riguardo?

E’ una cosa che è venuta spontanea, dal nostro background… i testi li scrivo io, che vengo dalla Beat Generation, da quella formazione per cui tutto ciò che è crudo è bello!

Avete trovato facilmente una stessa direzione musicale?

Io e Nicola venivamo da diversi progetti insieme e ad un certo punto abbiamo cercato di capire meglio cosa volevamo fare e cosa no. Lui era un frontman a tutti gli effetti, io scrivevo. Leonardo era l’unica persona che poteva lavorare con noi, non era un batterista, cosa che è attualmente; lui è cantante, chitarrista, suona anche i synth, è un musicista completo. La nostra forza è proprio che siamo noi tre, ognuno col suo contributo nel rispetto degli altri due. Tra noi c’è stata sempre totale alchimia e la direzione da prendere è venuta da sé.

Come ascolti siete simili?

Facciamo ascolti completamente diversi! Nicola viene più dal Brit rock, Leo ascolta di tutto e si tiene sempre molto aggiornato anche sulle ultime uscite Pop, io invece vengo dall’Hardcore.

Avete dei ruoli prestabiliti o tutti fanno un po’ di tutto?

Ognuno ha il proprio ruolo fondamentale. Io mi occupo dei testi e in generale della comunicazione, Nicola è il frontman, quello che non può mollare mai perché ci mette la faccia, Leo è indispensabile perché io e Nicola facciamo sempre a botte, solo che a differenza dei fratelli Gallagher non ci si filerebbe nessuno! [Ride]

Ultimamente si parla molto di “scena indie romana”… voi siete di Terni, ma in questa scena vi ci vedreste ben collocati?

E’ una domanda giustissima perché c’è sempre l’esigenza di capire in che contesto ci si inserisce. Però noi siamo di Terni e non ce ne frega niente delle etichette o della scena romana! [Ride] Non riesco nemmeno a pensare ad una scena romana in realtà, conosco quelli che sono amici, come Jonny DalBasso, Le Larve, i Folcast… non sapremmo dove collocarci perché Roma è un insieme di tante piccoli mondi, è difficile orientarsi.

La copertina sembra dare un significato molto forte, che cosa volevate dire?

La copertina è la sintesi del disco, ovvero non ti stiamo dando un contenuto oggettivo, ma uno strumento che va oltre quello che stai vedendo. “Non fate caso al sorriso” da un lato potrebbe essere un’ammonizione intellettuale, da un altro può essere un consiglio. Il pacchetto di sigarette è un elemento visto sempre negativamente, ma la ragazza che si vede non è morta! E tra l’altro abbiamo usato un font che richiama le sigarette,  ma nessuno esplicita che c’entra con le sigarette, è un richiamo di chi osserva, una sovrastruttura! Il nostro invito è di fregarsene e vedere ciò che si vuole vedere. Questa duplicità dell’interpretazione è in tutto il disco

Sulla vostra pagina Facebook ho visto che spesso scrivete “Augh”, in fin dei conti vi chiamate Il Branco… vuol dire qualcosa di particolare?

Noi abbiamo un po’ questa tendenza al primitivo in effetti… [Ride] “Augh” è un’intesa animalesca, è presenza, come “Ok, ci siamo capiti!”.

Ora state già lavorando a qualcos’altro oltre a portare in giro il vostro live?

Il disco è uscito a gennaio, quindi ora vogliamo concentrarci su questo progetto. L’idea poi è quella di fermarci nel prossimo inverno per un nuovo disco!

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