Prendere fiato e ricominciare. Questa la scelta di Rea che, dopo la partecipazione all’ultima edizione di Amici, ha deciso di chiudersi in studio e presentarsi al pubblico  con un nuovo Ep in grado di mostrare la sua vera identità artistica. Ecco cosa ci ha raccontato in questa intervista.

 

Inaugurare un percorso inedito che si discosta dalla produzione più mainstream dei pezzi presentati nel pomeridiano del programma di Maria De Filippi per andare verso lidi più ricercati e personali. Il risultato è “Respiro”, l’Ep di Rea che coglie l’occasione di fermarsi a riprendere fiato per riflettere e raccontare il suo fantastico viaggio dell’ultimo anno.

Un percorso accompagnato da un’opera audiovisiva che racconta, attraverso immagini e sonorità tratte dai brani dell’Ep, tutto il percorso emotivo e artistico della cantautrice. Ce lo racconta in questa intervista.

 

Ciao Rea, benvenuta! Tu sei reduce dall’edizione 2021 di Amici. Come hai vissuto il tuo percorso davanti alle telecamere?
È stato decisamente intenso non avendo avuto esperienze precedenti di questo tipo.
Il mondo della tv mi ha permesso di crescere tanto ma, ovviamente, appena entrai nella Scuola non avevo la più pallida idea di cosa mi aspettasse.

Se potessi tornare indietro, cambieresti qualcosa del tuo percorso nella Scuola?
Sono entrata ad Amici in un periodo della mia vita in cui non avevo particolare autostima né consapevolezza di me stessa. Se avessi la macchina del tempo, mi direi di stare tranquilla, credere di più in me stessa perché alla fine si tratta di fare ciò che mi piace.

Cosa ha portato in più quest’esperienza al tuo modo di essere artista?
Tantissimo in quanto ogni giorno avevamo lezioni di ogni tipo riguardanti la musica: teoria, cultura generale, studio del canto e dello strumento. Tutto il giorno era dedicato esclusivamente a questo, quindi ho avuto la possibilità di immergermi totalmente nella mia passione.

È da poco uscito il tuo Ep “Respiro”. 6 brani che si evolvono in un concept album. Qual è il filo conduttore che li lega?
Il filo conduttore che lega i brani dell’Ep è il cambiamento legato al passaggio tra l’età adolescenziale e una prima età adulta. È il momento in cui devi iniziare a prendere decisioni sul futuro, in cui certi rapporti vanno interrotti in quanto saturi, mentre altri nascono e diventano fondamentali nella tua quotidianità.

Hai la sensazione che ci sia qualcosa dalla quale dover riprendere fiato?
Penso che ciclicamente arrivino sempre dei momenti di introspezione in cui hai bisogno di guardarti dentro e chiederti ciò che ti fa stare bene, quali sono i tuoi obiettivi, se c’è qualche aspetto di te che vuoi migliorare.

Come si è svolta la lavorazione dell’Ep e come nascono le 6 tracce che lo compongono?
I brani di questo Ep sono stati composto nell’ultimo anno. “Control”, l’unico brano in inglese è stato scritto prima di partecipare alla trasmissione. “Ora che fai” e “Rumore” durante Amici e “Respiro Lontano” e “Basta” dopo quell’esperienza.
La finalizzazione è stata però svolta in un periodo di quattro mesi, tra febbraio e maggio in quanto prima di allora erano essenzialmente tutte bozze.

Siamo in un periodo storico in cui nella musica stanno tornando di moda gli anni 80 e qualcosa di quel periodo lo riscontriamo anche nel tuo lavoro a livello di sound. Quali sono gli ascolti che hanno influenzato “Respiro”?
Diciamo che ci sono state tante influenze, di ogni tipo. Questo album è sicuramente un mix di sound diversi: “Lontano”  e “Respiro” sono decisamente Funky, “Ora che fai” e “Rumore” più Elettronico/ Pop mentre “Control” molto più Rockeggiante.
Non ho avuto reference specifiche ma credo di aver preso spunto anche inconsciamente da artisti che mi piacciono molto come  i Massive Attack o i Bee Gees.

Perché “Control” come unico brano in inglese mentre gli altri 5 sono scritti in italiano?
Perché mi piace molto anche la scrittura in inglese. In verità ho iniziato scrivendo in questa lingua, di conseguenza volevo che almeno un brano all’interno di questo progetto riprendesse anche un po’ il mio passato.

L’Ep è frutto di un lavoro su te stessa che segna il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Tu sei giovanissima: come ti approcci ai cambiamenti e alle difficoltà che potresti incontrare? Sono uno stimolo o un muro davanti al quale ti senti bloccata?
Tendenzialmente sono una contraddizione vivente in quanto penso di essere una delle persone più testarde che esistano ma anche una di quelle spaventate dalla loro stessa ombra. Quindi di primo impatto (perdonate il francesismo) mi cago sotto, ma poi mi arrovello finché non trovo una soluzione all’ostacolo da superare. Non è contemplabile per me darmi per vinta.

Quali sono i tuoi baluardi nei momenti di difficoltà? A cosa ti appoggi per superarli?
Dipende dal caso specifico. sicuramente i miei amici, la mia famiglia, credere nelle mie passioni e, soprattutto, l’introspezione. Credo che un problema possa essere debellato solo sviscerandolo.

Il disco è accompagnato da un cortometraggio nel quale ti racconti in prima persona. Ci racconti come nasce quest’idea e in quale tipo di viaggio hai pensato di coinvolgere il pubblico con questo lavoro per immagini?
Dato che scrivo molto per immagini volevo un prodotto audiovisivo che raccontasse il viaggio attraverso la creazione delle canzoni nel modo più reale possibile. Infatti i posti che faccio vedere sono stati tutti importanti durante la scrittura delle canzoni.

Come ti relazioni al pubblico e quanto pensi sia importante poter suonare dal vivo, oltre ad una presenza sui social media che sembra debba essere quotidiana e costante per fidelizzare una fanbase?
Devo dire che sono un po’ una boomer in quanto ho un senso estetico molto personale che non so quanto sia apprezzabile e in più, generalmente, quando faccio qualcosa non mi viene di tirare fuori il telefono e immortalare il momento. Ovviamente questa cosa sta cambiando nel tempo perché non è più semplicemente un mezzo di comunicazione tra me e i miei amici ma anche un ponte con chi mi ascolta e ha interesse a vedere anche altri aspetti della mia vita. Pur capendo l’importanza di avere un una costanza ho sempre cercato di rimanere il più trasparente e spontanea possibile magari non  sforzandomi di fare 1 milione di storie se quel giorno volevo solo starmene chiusa in camera a letto. Per quanto riguarda la musica live credo sia essenziale per un artista. Il rapporto che instauri con chi ti viene a sentire non è neanche lontanamente paragonabile a un ascolto in cuffia su una qualsiasi piattaforma dato che non hai quello che reputo sia la cosa più importante ovvero un feedback della gente che ti ascolta.

Cosa possiamo aspettarci di nuovo dal tuo progetto?
Ci saranno presto novità, non vi resta che continuare a seguirmi! Grazie davvero dello spazio dedicatomi!