Le pagelle della prima serata di Sanremo 2022 a cura di Francesco Tosoni, commentate Mercoledì 2 febbraio a Indieffusione prende bene su Radio Sonica 90.7 fm. 

 

Nella Prima serata della 72esima edizione del Festival di Sanremo, che registra un nuovo record di ascolti, si sono esibiti i primi 12 big in gara. Hanno sicuramente colpito Mahmood e Blanco, e La Rappresentante di Lista.

Ma vediamo nel particolare il commento di Francesco Tosoni a Indieffusione prende bene sulle frequenze di Radio Sonica 90.7 FM mercoledì 2 febbraio, in attesa di capire cosa ci riserverà la seconda serata del Festival.

 

Achille Lauro con l’Harlem Gospel Choir – “Domenica”

Un’apertura significativa per questa nuova edizione da parte di un artista che ha precedentemente rotto gli schemi spiazzando moltissimo e anche dividendo nella prima volta sul palco dell’Ariston con “Rolls Royce”. Brano che però ritorna pesantemente nella canzone presentata in questa nuova edizione del Festival che, nella provocante ritualità dell’esibizione passa in secondo piano rispetto all’aspetto scenico. Tutti ci siamo chiesti come si sarebbe presentato in termini di outfit. E ovviamente lui si presenta… nudo. Genio!

Yuman – “Ora e qui”

Classicone sanremese per questa nuova proposta che sale all’Ariston per la prima volta. Forse abbiamo bisogno di qualcosa di più netto su un palco del genere. Esibizione impeccabile ma con un brano fumoso più da contesto tracklist che utile a trainare la curiosità di un pubblico da conquistare.

Noemi – “Ti amo non lo so dire”

Riconoscibile la scrittura di un artista come Mahmood che ha contribuito alla realizzazione di questo brano. Più che la canzone, che probabilmente apprezzeremo nel tempo, la vera novità è Noemi stessa, nella sua ben riuscita operazione di restyling. L’artista deve comunque diventare nuovamente portatrice di un messaggio per rendere più chiara la sua direzione artistica che al momento risulta un po’ anonima e non asseconda la sua naturale declinazione vocale più R’n’B, graffiata. Ci vuole tempo.

Gianni Morandi – “Apri tutte le porte”

Un percorso di terapia dell’anima questo connubio tra Jovanotti e Morandi che inserisce l’artista in un contesto musicale più attuale per andare incontro al pubblico di oggi. Un’esibizione coerente e pulita che ha portato sul palco dell’Ariston un bellissimo inno alla vita.

La Rappresentante di Lista – “Ciao ciao”

Sicuramente spiazzante, sia in termini di sonorità che di esibizione, ma attira l’attenzione. Magnetismo tipico di Veronica messo più a servizio della televisione che dell’arte in se stessa. Canzone ballabile ma che non permette alla cantante di esprimere al meglio le doti canore che la distinguono. A mio avviso sminuisce il progetto che oggi si rivela a servizio dell’ideale one-shot, un mix tra Rettore e Jamiroquai nella parte iniziale e “Barbie Girl” degli Aqua sul finale. Il ritornello si piazza in testa così velocemente che rischia di essere dimenticato alla stessa velocità.

Michele Bravi – “Inverno dei fiori”

Uno degli artisti che ha avuto più coraggio di costruire un percorso nel momento in cui quasi tutto sembrava perso. Brilla sul palco per qualità e personalità, oltre che per l’outfit, ma il brano non aggiunge nulla in più al percorso artistico a cui Michele Bravi ci ha abituato.

 

 

Massimo Ranieri – “Lettera di là del mare”

Pezzo sanremese, poco attaccabile ma anche poco attuale, adatto ad un pubblico più âgé. Il classico che ritorna, la storia di Sanremo che si rende presente. Non ottimale in termini di precisione vocale ma teatralità e comunicatività indiscutibili. Forse un artista del calibro di Ranieri potrebbe in questa fase della sua carriera diventare il portatore di un messaggio quasi ormai del tutto perso. Un testimone da lasciare alle future generazioni.

Mahmood e Blanco – “Brividi”

Attese molto ampie per Mahmood, artista ricercato e attuale, insieme a Blanco, personaggio dell’anno che se l’è cavata benissimo anche per via della sua interpretazione sincera. Canzone d’autore che rimanda agli anni ’70 in termini di orchestrazione e progressione armonica ma che viene resa attuale dal connubio di classicismo e sonorità moderne. I due regalano sul palco dell’Ariston un’interpretazione perfettamente a fuoco, nuda, senza eccessivi orpelli. Una complicità disarmante. Hanno messo d’accordo tutti: il pubblico più giovane e quello più adulto.

Ana Mena – “Ducentomila ore”

Indiscutibili le sue doti canore e la sua gestione dello spazio scenico e comunicativo, buca letteralmente la telecamera. Ma il brano è debole sotto tutti i punti di vista, almeno per le aspettative artistiche di questo Festival. Potrebbe aver un buon riscontro nel mercato dell’est Europa, Russia compresa.

Rkomi – “Insuperabile”

Mirko ha portato il suo concept sul palco di Sanremo. Questa partecipazione è solo un tassello del fortunato percorso di Taxi Driver, il suo celebre album. Ma Sanremo è Sanremo e non sappiamo quanto questa partecipazione sposterà l’ago della bilancia della popolarità di un artista come Rkomi. Chi lo ama continuerà ad amarlo ma chi non lo conosce non credo approfondirà dopo questa partecipazione.

 

Dargen D'Amico_Foto Adriana Tedeschi

 

Dargen D’amico – “Dove si balla”

Uno dei brani più sottovalutati e meno compresi di questa prima serata. Può non piacere l’esibizione, la sua vocalità, l’outfit ma il brano… non è un semplice brano. È un inno, uno stile di vita, una presa di coscienza e un appello che non può più rimanere inascoltato. Solo a pensarci ho i brividi: “E non si può fare la storia se non hai il cibo, tu mi hai levato tutto tranne l’appetito, in lontananza sento ancora musica che fa, pa para-ra parara pa pa. Dove si balla, fottitene e balla”.

Giusy Ferreri –“Miele”

Stesso discorso affrontato per Noemi ma molto più evidente e urgente. Questa è un’operazione di riposizionamento per un’artista nota al grande pubblico ormai quasi esclusivamente per i tormentoni estivi targati Takagi e Ketra. Ma la versione presentata sul palco dell’Ariston della Ferreri non convince, non graffia, non lascia il segno. Anche se risascoltando la produzione di Miele il brano non risulta poi così male. Per Giusy è arrivato il momento di definire che personalità artistica vuole essere; ha tutte le qualità (e lo ha dimostrato ampiamente in passato) per lasciare un segno importante e duraturo nella musica mainstream italiana ma deve fare i conti una volta per tutte con il suo percorso artistico, disarmante e spiazzante per qualsiasi tipologia di pubblico che ormai si è affezionato  più alla persona (deliziosa) che all’artista stessa.