I Cosmetic dalla Romagna sfornano bollente materiale in forma canzone, portando nella lingua di Dante, una commistione di emo, noise, indie, alternative rock e shoegaze. La nostra intervista in attesa del loro live del 15 luglio al Brainstorm Summer Festival di cui Indieffusione è mediapartner.

 

I Cosmetic si fanno notare nel 2007 con il primo album “Sursum Corda” edito da Tafuzzy Records e Cane Andaluso, ma fino al 2015 è La Tempesta a farli conoscere in tutto lo stivale, rischiando anche di acquisire troppa notorietà con dischi come “Non siamo di qui” e “Conquiste“, rispettivamente del 2009 e 2012.

Gli ultimi due album, usciti per To lose la track, ad esplorare questi territori nei quali ormai si muovono con un suono e una scrittura che sono un vero e proprio trademark. L’ultimo singolo pubblicato nel 2021 “La Luce Accesa” continua la traiettoria della loro scrittura pur muovendosi fra synth e drum machine.

 


Sarà possibile vedere i Cosmetic dal vivo il 15 luglio

durante il Brainstorm Summer Festival

di cui Indieffusione è mediapartner. 

 

Ciao ragazzi! Come nasce la vostra formazione?

La nostra formazione nasce come tante altre per emulazione, per far parte attiva del bello che hai sempre ascoltato. Se la musica fosse del cibo, ci saremmo formati per creare delle torte che ci sarebbe piaciuto mangiare, ma che non trovavamo.

Perché la scelta del nome Cosmetic?

Scelta del tutto casuale, arrivata dopo una lunga lista di nomi sottoposti al batterista di allora. A lui non piaceva nessuno nome, questo è stato il primo che gli è andato bene. Poi una volta ho risposto ad un’intervista dicendo che significava l’etica del cosmo, quel giornalista l’ha presa per vera, l’hanno scritto su wikipedia ed ora la verità pare sia questa 😀 😀

Il vostro progetto è nato nei primi anni 2000. Com’è cambiato per voi il modo di fare e comunicare la musica in questi ultimi 20 anni?

Beh, una volta era molto più difficile mettersi in comunicazione con altre band o trovare concerti, fare rete era durissima. Poi social come Myspace hanno facilitato le cose, dando luogo a un periodo d’oro. Ora il problema è il contrario, che siamo rimasti “imbrigliati” dentro una rete a maglie fitte che ti “costringe” a creare contenuti in continuazione, a tenere standard a seguire le regole. Se non segui le regole dei social diventa difficile arrivare al tuo pubblico. Mentre per quanto riguarda il “fare” la musica, non è cambiato poi molto! O almeno a noi! Noi non seguiamo molto le mode, la nostra evoluzione è molto lenta, come le ere geologiche. Oggi forse facciamo più attenzione ai testi che in passato, quando qualsiasi immagine evocativa poetica andava bene.

Che rapporto avete con i social network?

Passate queste date estive li chiuderemo tutti e utilizzeremo solo il nostro sito. Sono diventati un pochino troppo autoreferenziali e fagocitanti. Se non li aggiorni la gente pensa che non stai suonando. Devi aggiornarli. E’ una cosa che ti rende un povero tossico.

La vostra musica è una commistione di emo, noise, indie, alternative rock e shoegaze. Quali sono gli ascolti che vi hanno maggiormente influenzato?

Parlo per me (Bart) che scrivo: Trail of Dead, Polvo, My Bloody Valentine, Sonic Youth, Pavement, Deftones, Shellac, Beach House, etc.

State lavorando ad un nuovo album?

Si ma con molta calma perchè il tempo che riusciamo a dedicare alla musica purtroppo è davvero poco. Quindi ok lenti, ma cerchiamo di essere almeno inarrestabili. Come una grossa ruspa che viaggia a marce basse.

Il 15 luglio tornate sul palco per il Brainstorm Summer Festival. Come vi aspettate sarà tornare davanti ad un pubblico dopo la Pandemia?

Per fortuna ci siamo già tornati da Maggio, è molto bello anche se il pubblico seduto limita un po’ l’entusiasmo che si ingaggia. E’ comunque bello perchè i ragazzi hanno tanta voglia di cantare, ascoltare farsi travolgere dall’elettricità e perchè no…spendere soldi in dischi e birre.

Se doveste fare un featuring con un artista, su chi ricadrebbe la vostra scelta?

Se con featuring intendi qualcuno del mondo rap/urban, allora a me personalmente gasarebbe tantissimo avere Maggio Klensheet che snocciola delle rime-non-rime su qualche nostra “base”. Lo adoro. Sarebbe bello altrimenti potere mettere noi delle chitarre e dei synth su un tappeto ritmico liquido e rilassato di Populous, come le cose che sta facendo ultimamente.

 

 

Brainstorm Summer Festival: Musica per il tuo cervello