La fuga dai feticci di una società sempre più irriconoscibile è raccontata dai Capitale con un rock senza filtri, diretto e esplicito. La video intervista di Indieffusione alla band romana.

 

I Capitale nascono agli inizi del 2020 da un’idea di qualche anno prima. Un’idea creata, masticata, immaginata e quasi lasciata in un cassetto.
Capitale è una finestra affacciata sulla vita di una città rumorosa, viva, a volte feroce ma spesso sincera. Una città solcata da tante vite che si intrecciano e si guardano negli occhi, da sagome stanche che lasciano poco più di un’ombra sul marciapiede. Capitale è un racconto senza trama, una storia vista attraverso degli occhi qualsiasi, una storia presente e sincera.

Brucialo il nuovo singolo, arriva dopo i precedenti “Inverno” e “23 giugno”. Tra chitarre senza freni e testi con prospettive mai banali, la band composta da Daniele Brian Autore (Vanilla Sky), Michele Grieco, Filippo Grossi, Leonardo Leonori e Antonio Falconi è destinata a entrare sempre più nella nuova scena rock emergente del Paese.

Il fuoco visto come amico, come compagno, come fratello. Il fuoco come stato d’animo che fa bollire il sangue e che porta a cercare di cambiare quello che nella vita non va. Milioni di vite uguali, di teste uguali, coinvolte nello stesso rigido progetto, in cui l’uomo non è più protagonista ma comparsa. I Capitale intravedono però una speranza: come un fiammifero, basta una scintilla per accendere il pensiero di ogni donna e di ogni uomo per liberarsi da questo schema e ribellarsi.

 

 

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