“My Mamma”, l’ultimo disco de La rappresentante di lista è stato pubblicato il 5 marzo 2021. Prima di scriverne ho voluto goderne a pieno, ascoltandolo in ogni nota, fin quando le parole non avessero iniziato a fluire da sole.

 

Dopo la sua apparizione sul palco dell’ultimo Festival di Sanremo, La rappresentante di lista torna con “My Mamma”, il terzo disco in studio pubblicato il 5 marzo 2021.

Amo particolarmente questa formazione che nella sua idea originale è composta da Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina. Li avevo intervistati in occasione dell’uscita di Go Go Diva nel dicembre 2018. In quell’occasione eravamo ad uno showcase riservato alla stampa a ‘Na cosetta, locale romano. Davanti ad una decina di persone e su un palco intimo, già allora si intuiva chiaro il potenziale e il magnestismo della band che riusciva ad arrivare diretta ai cuori di ogni singolo spettatore attraverso la presenza scenica di Veronica e i testi dei brani sapientemente pensati per lanciare un messaggio forte e chiaro, per riconoscersi in essi al di là di ogni etichetta.

 

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La rappresentante di lista è riuscita a costruirsi un pubblico nel tempo, concerto dopo concerto, infischiandosene del numero di follower sulle app di social networking, fino a raggiungere il palco dell’Ariston e il grande pubblico. Prima al fianco di Rancore nel 2020 nella serata delle cover e poi riconfermati, in piena Pandemia, per questa strana 71ma edizione sotto l’ombra del Covid-19.

“Alieno” è il primo singolo estratto dal disco e lanciato prima del carrozzone sanremese come ottima strategia per creare dell’hype in attesa della settimana musicale più prestigiosa dell’anno. Un brano che segna una conferma e, allo stesso tempo, una svolta elettronica per il progetto, ottimo biglietto da visita per l’album. Non ero stata particolarmente colpita dalla scelta del singolo inizialmente in quanto non credo metta particolarmente in evidenza le doti vocali di Veronica Lucchesi, ma lasciava presagire quel qualcosa che poi avremmo visto con “Amare” in gara tra i Big all’Ariston e, col senno di poi, è stato quindi perfettamente azzeccato. Tanto piú che nella trackilist di “My Mamma”, il brano si inchioda saldamente tra “Oh Ma Oh Pa” e “Fragile”, quest’ultima interpretata da Mangiaracina che riesce a non far sentire la mancanza della Lucchesi alla voce per 3 minuti e 02.

Le loro esibizioni della settimana sanremese con un brano che inizia come una ballad in un crescendo fatto per esplodere, si sono distinte per energia e presenza scenica. I colori fluo degli abiti forniti da Valentino che hanno accompagnato la discesa dalla scalinata dell’Ariston per raggiungere il pubblico a casa al quale erano perlopiù sconosciuti, hanno cromaticamente descritto l’esplosione sonora che li accompagnava trovando la  sintesi in una frontwoman magnetica, intima e pungente allo stesso tempo, con una capacità innata di portare su di sé l’attenzione anche davanti ad un pubblico in sala fatto di sedie vuote.

 

“My mamma” è un lavoro che cambia colore ad ogni traccia. Elettronica spinta mista a mainstream e cantautorato che ti rapisce nota dopo nota. Dalla rarefatta Religiosamente che apre le danze e che ,insieme a “Paesaggi stranieri”, sottolineata dall’intenso pianoforte, richiamano le atmosfere di Wow e “Panico” in “Go Go Diva”. Passando dalla dispettosa “V.G.G.G” fino alla stroboscopia “Mai Mamma” che chiude il disco lasciandoti stordito e con la voglia di ricominciare immediatamente l’ascolto da capo. Nel mezzo la recitata“Resistere”, un vero e proprio inno che sull’inciso si apre in un canto liberatorio e che mette in evidenza le doti interpretative della Lucchesi che, oltre alla canzone, ha anche la passione per il teatro e la riversa magistralmente nella musica.

 

Si confermano i testi coraggiosi dei lavori precedenti, riassunti nell’audace copertina isiprata a “L’origine del mondo” di Courbet.

 

“My Mamma” è un disco teatrale e altisonante. Un lavoro che accontenta i fan di sempre e che ne cattura di nuovi mostrando tutti i colori del progetto che fluiscono nella voce della Lucchesi e negli arrangiamenti perfettamente curati. Un disco di ampio respiro e variegato che esprime libertà e non smette di strabiliare neanche dopo molteplici ascolti.