Tevere” è il singolo di esordio di Yosef. Il brano è scritto su un accattivante beat del celebre produttore musicale Michele Canova. Abbiamo intervistato l’artista italo-tunisino per farci raccontare com’è nata la collaborazione che ha aperto nuovi scenari alla musica.

 

Il singolo “Tevere” è la prima prova da cantautore per il giovane milanese dal caratteristico vibrato vocale, timbro sonoro seducente con cui Yosef rivela il fascino per le sue antiche radici tunisine.

Il brano è frutto di una collaborazione con Michele Canova nata su Instagram durante la quarantena.

Il testo attinge al fiume dei personali sentimenti di Yosef che scorrono briosi nelle immagini della canzone. La freschezza leggera del sound sinceramente pop di “”Tevere”  si intreccia con il racconto di una storia d’amore nata a Roma. E per una sorta di potere magico evocativo, la canzone è una strada che porta alla città Eterna – non importa quale sia il punto di partenza – proprio come fanno tutte le strade del Mondo.

 

La voglia di affidare desideri a una moneta lanciata nell’acqua e di farsi sorprendere dagli scorci di Roma grandiosa, bella tutti i giorni – anche di giovedì! -, che vibra con i ricordi di “Te che sei come il Tevere” e con le illusioni per una felpa rosa da incontrare a Termini e che ancora si fa attendere.

 

 

Ciao Yosef, è da poco uscito il tuo primo singolo “Tevere”. Come ti senti?

Ciao, sono felice di poter condividere per la prima volta la mia musica, il mio linguaggio, ma soprattutto la mia storia. Mi sento come al primo bacio, carico di sogni e con tanta paura di sbagliare. Nonostante ciò, sono carico e pronto per tutto quello che verrà. Ho aspettato tanto tempo per arrivare a questo momento.

 

 

 Raccontaci chi è Yosef!

Sono un ragazzo di 26 anni, di origine tunisina, nato e cresciuto con mamma e nonna in una provincia di Milano. Sono testardo, un po’ come papà. Ho imparato negli anni a conoscere parti di lui che non riuscivo a capire. Nonostante tutto stimo i grandi sacrifici che ha fatto, anche se non è stato presente giornalmente nella mia vita. Nella mia testa sogno in grande, mamma e nonna mi hanno permesso di farlo anche nella realtà. Fin da piccolo mi hanno appoggiato in qualsiasi scelta presa per realizzarmi. Sono festaiolo, i miei amici sono come una famiglia e… amo la pizza!

Come nasce la tua passione per la musica?

Dai racconti di mia madre la musica ha iniziato a farsi spazio nella mia vita già in tenera età. Ho iniziato a esibirmi all’età di 8 anni nei teatri in occasione di conferenze spettacolo di musico-terapia. Ecco, penso che la musica sarà sempre la mia terapia migliore per reagire alla vita.

Tu sei di Milano. Perché Tevere? Di cosa parla?

“Tevere” racconta di una storia nata con uno smartphone. O meglio, parla di un mio incontro a Roma, carico di aspettative, dopo aver costruito qualcosa a distanza da dietro un telefono. “Tevere” è stato il mio sfogo, la necessità di dover essere onesti. È stata la mia lettera liberatoria.

Com’è nata la collaborazione con Canova?

E’ stato tanto semplice quanto incredibile! Michele Canova durante la quarantena ha lanciato un contest su beat realizzati da lui. Ho pensato di mettermi in gioco. Così ho scritto di getto Tevere e pochi giorni dopo mi ha contattato per dirmi che la canzone sarebbe uscita.

Cosa ha apportato al tuo brano la sua impronta artistica?

Credo che abbia reso accattivante, attraente, una storia sentimentale di cui dubitare, perché forse a senso unico, da cui in teoria bisognerebbe stare alla larga! E invece immancabilmente perdiamo la testa. Un classico.

Tu sei di origine tunisina. Quanto ha influito questo aspetto nel tuo stile musicale?

Sono nato in un’epoca in cui non esistono barriere: la musica non ha paese, può arrivare a tutti, indipendentemente dalla lingua di appartenenza. Il mio stile è influenzato da tanti artisti di differenti nazionalità. Partendo da Stevie Wonder, per arrivare al attuale The weeknd, da Lucio Battisti fino alla virtuosa voce di Giorgia, dal francese Charles Aznavour alla note calde di Stromae. Tante altre canzoni hanno fatto da colonna sonora a momenti diversi della mia vita: ho pregato con Lauryn Hill, ho viaggiato tra le note di Alicia Keys e imparato ad amare le mie origini proprio come Ray Charles nella sua “Georgia on my mind”. 

 

Yosef Tevere

 

Questo sound che hai scelto come impronta per il primo singolo caratterizzerà anche le prossime uscite?

“Tevere” e le altre canzoni sono legate da un filo. Raccontano di me, delle mie esperienze, belle o brutte, ma sempre mie. E spero che molti possano ritrovarsi in esse. Durante questi 3 anni ho scritto molti pezzi. Non vedo l’ora di farli ascoltare e farmi conoscere ancora meglio.

A proposito: cosa hai in programma per il tuo futuro musicale?

Stiamo lavorando alle tracce del mio primo disco da un po’ di tempo. Però in parallelo stiamo progettando anche modi non convenzionali per portare la mia voce e la mia musica a più persone possibili, cercando do superare i limiti del momento. Gradualmente si allarga il cerchio di persone che si impegnano sul mio progetto, ed è bellissimo sentire come cresce la famiglia intorno a me!

Siamo nella fase 2 del Coronavirus. Come hai trascorso la quarantena?

Mamma ha la passione dei dolci ed è un’ottima cuoca. Tra una canzone e l’altra mi tira su con una delle sue torte. Passiamo sicuramente più tempo insieme e ci inventiamo sempre qualcosa da fare. Ho esaurito le serie tv da guardare, ma fortunatamente “Tevere” mi tiene abbastanza occupato.

Come pensi ripartirà il settore musicale, che è stato quello più colpito ad oggi dalle conseguenza del virus?

Penso che l’incremento di persone sulle varie piattaforme musicali siano la risposta. La musica salva le persone e, non appena questa brutta situazione finirà, ritorneremo a cantare sotto i palchi a squarciagola.


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