“Faccio un cinema” segna il ritorno de Il Triangolo. Uscito il 17 gennaio, per Ghost Records, il disco è il terzo lavoro in studio della band. Qui la nostra recensione.

 

Dopo un silenzio di 5 anni dall’ultimo lavoro, il percorso de Il Triangolo, band attiva dal 2012 e composta da Marco Ulcigrai (chitarra e voce) e Thomas Paganini (basso e voce), continua con un disco cantautorale caratterizzato da atmosfere e sonorità surf e retrò che si combinano insieme creando una cifra stilistica riconoscibile.

L’apparente leggerezza delle melodie, e gli arrangiamenti di carattere moderno che strizzano l’occhio al rock’n’roll degli anni 60, fanno da cornice a storie contemporanee da raccontare. Con sonorità più indie e mainstream, il nuovo disco stacca nettamente rispetto al lavoro precedente “Un’America”, anche se la riconoscibilità la si ritrova nella scrittura delle nove canzoni che compongono l’album.

 

 

Cattura subito la prima traccia “Nella testa”, primo singolo estratto dal disco in questione. Brano martellante che parla di amore e dipendenza e che si pianta immediatamente nelle orecchie dell’ascoltatore e lo tiene incollato per ascoltare cos’altro avrà da dire nei pezzi successivi.

“Faccio un cinema” è la title track, secondo singolo ad anticipare l’album. Un altro brano che fa sue le atmosfere del precedente e, così, conferma le aspettative. Sul ritornello un falsetto e sonorità vintage che lo rendono canticchiabile e fruibile. 

“Volevo un vizio” è il brano che fa da bridge tra i primi due e il quarto. Una sorta di ponte sonoro che stacca gradualmente dai primi per accompagnare e far immergere l’ascoltatore nell’ascolto del successivo “Il giorno sbagliato”: languida ballata con cui la band si conferma anche con beat più lenti e un testo creativo e tragicomico fatto di contrasti. 

Segue “Messico”, un brano che torna a far battere il ritmo con il piede e rimanda all’estate facendoti immediatamente venire voglia di rum e spiaggia. Canzone ballabile e ottima compagna di viaggio mentre nella testa partono immagini di luoghi lontani ricordi di amori passati in terre lontane. 

 

Il Triangolo Faccio un cinema

 

Con “Siamo diversi” ci si riaccosta ai beat lenti. La band riprende il mood della ballata con l’aggiunta dei fiati e un assolo di chitarra.

Appunti” è un groove incalzante. Il Triangolo ha dichiarato di aver avuto consapevolezza del brano solo una volta completato. Un testo in cui ognuno si può rispecchiare leggendolo e interpretandolo secondo il proprio punto di vista o la situazione del momento.

Ivan” è molto più aperta nel messaggio. Suoni power pop accompagnano un testo più crudo che parla, senza mezzi termini, di droga, amore e trasgressione. 

“Il cielo” parte con il rumore di un motore che si accende. È il brano conclusivo del disco, non la fine, ma l’inizio di un viaggio. Tornano quei falsetti che, insieme alle sonorità, rimandano agli anni 80. 

Il disco è un piacevole viaggio senza tempo il cui ascolto scorre facilmente. Un percorso nell’esperienza di due ragazzi che non sono più ventenni ma crescono personalmente tra storie di amicizia e amore. La chiave con cui raccontano queste storie di vita sono a tratti malinconiche, a volte più crude e pungenti, con un sound ricercato e riflessivo ma mai pesante o banale, anzi, riconoscibile.