“I giorni del rinoceronte” è il primo disco di Foscari, tra i finalisti della 2° edizione di It’sUp2U. Noi lo abbiamo intervistato in attesa della serata del 15 giugno al Largo Venue che decreterà il vincitore del contest più Up della Capitale.

 

In vista della finalissima di It’sUp2U del 15 giugno al Largo Venue, abbiamo intervistato Foscari. Classe 1987 di Cava de’ Tirreni, ma romano di adozione, Marco Foscari pubblica il suo primo disco “I giorni del rinoceronte” nell’aprile 2018 per l’etichetta romana Terresommerse/Lachimera dischi al quale segue un tour primaverile che lo porta a suonare nelle maggiori città italiane. Con la canzone “Stabile non è” arriva tra i finalisti della XXX edizione di Musicultura e il suo percorso musicale vede importanti aperture ad artisti quali Marina Rei e Paolo Benvegnù, Gio Evan, Artù, I miei migliori complimenti, Tosca, Noemi, Zero assoluto.

 

Ciao Foscari, parlaci del tuo primo album “I giorni del rinoceronte”. Da dove viene l’idea del titolo?

Mentre ero in campagna a scrivere le canzoni e registrare volevo trovare un titolo che rendesse l’idea di quello che stavo facendo. Ero in un periodo di lontananza voluto da tutto e tutti, una solitudine temporanea per conoscermi meglio. Per caso mi sono imbattuto in una lista di animali solitari, tra cui spuntava il rinoceronte, che si allontana dal branco per qualche tempo, per poi ritornarci. Mi sembrava una bella metafora dei giorni passati da solo per scrivere il disco, una solitudine non eremita, ma un tempo piccolo per conoscersi e stare meglio, poi, con gli altri. Da qui, appunto, i giorni del rinoceronte.

Un disco che è un invito all’osservazione. Ti fermi spesso ad osservare la realtà che ti circonda? E cosa porti con te dopo questa esperienza?

Avendo la possibilità di lavorare con le parole e le canzoni, che altro non sono, per me, che sintesi di frammenti della propria vita e di quelle degli altri, l’osservazione è la tra le cose che maggiormente mi aiutano nel mio lavoro. Una deformazione professionale che ti porta ad avere un bagaglio sempre maggiore di oggettività, ti aiuta ad eliminare ogni traccia di egocentrismo eccessiva.

Quanto è importante per te ritagliarti uno spazio nel caos della vita?

Se è vero che il caos aumenta proporzionalmente all’espansione dello spazio, direi che più cerco spazio più aumenta il mio caos. Ma è così che funzionano le cose, universalmente. Quindi direi importante ma anche inevitabile.

 

Foscari

 

Influenze musicali che hai portato nella tua musica?

In questo disco ho cercato di pormi come obiettivo di fare un disco di pop leggero che fosse di ascolto semplice ma con testi forse un po’ più ricercati. Ho quindi ascoltato molta musica italiana (i principali cantautori come Dalla, Gaber, Faber, Guccini e artisti contemporanei come Le Luci della centrale elettrica e Dino Fumaretto, ma anche tanto rock anni 90’.

9 tracce per 9 domande. Sei riuscito a darti delle risposte?

Le risposte sono sempre personali, mai oggettive. E soprattutto sono in continua evoluzione. Quindi si, ma potrebbero non bastarmi dopo un po’ di tempo.

Da dove hai tratto ispirazione nello scrivere i testi di questo primo disco?

Dalla realtà circostante.

Hai un’ampia attività live alle spalle: finalista a Musicultura, poi in apertura ad artisti come Paolo Benvegnù e Marina Rei, o Noemi e anche come artista di strada. Quanto è importante suonare dal vivo e fare gavetta su ogni tipo di palco e situazione per mettere sempre più a fuoco il proprio percorso musicale?

E’ un po’ banale dire che il live è fondamentale per crescere. Ma è anche impossibile non dirlo. E’ proprio così. Personalmente adoro trovarmi in situazioni ostiche e che possono creare disagio. Si cresce di più.

Cosa pensi del panorama musicale italiano che si sta delineando, soprattutto nella scena romana?

Penso che sia un bene che ci sia stata una ripresa così forte dell’industria discografica italiana. Temo però che le tematiche personali e le prese di posizione (non solamente politiche) proprie degli autori del secolo scorso abbiano lasciato troppo spazio al nazionalpopolare. Non è un male in senso stretto, ma credo che noi come autori dovremmo ritrovare il coraggio di esporci di più.

Palchi come quello di It’sUp2U, dove sei arrivato in finale, sono un fiore all’occhiello per la musica emergente. Cosa ha portato alla tua esperienza musicale questa esperienza su un palco importante come quello del Largo Venue?

E’ un bellissimo palco che ha aiutato me e la mia band a gestire situazioni più grandi che sono venute dopo durante il tour di questo disco.

Prossimi passi?

L’11 luglio farò un concerto tutto mio in band sempre al Largo Venue. Poi ci fermeremo live per un po’. Sto scrivendo cose nuove.

 


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