Sabato 16 marzo all’Atlantico Live di Roma, il sold out di Rancore per il suo tour di presentazione dell’album “Musica per bambini”. 

 

Sono le 23 del 16 marzo quando Tarek Iurcich, alias Rancore, sale sul palco dell’Atlantico di Roma, raggiungendo la sua “orQuestra” mentre il pubblico lo acclama. Sembra di vederlo entrare in cameretta, un luogo fuori dal tempo con bambole di pezza poggiate a terra dove, anche i suoi musicisti, hanno preso le sembianze di bambole di pezza con bottoni al posto degli occhi. La venue è sold out e la fila fuori per entrare era ancora lunga alle 22:30. Rancore ci ha fatto attendere un’ora dal previsto inizio, ma come sale sul palco l’attesa è ricompensata e lo si capisce da come viene accolto dal suo pubblico.

“Musica per bambini” è l’ultimo album di inediti del rapper romano, del Tufello per la precisione, perché è proprio l’esser nato e cresciuto in questa zona della Capitale che ha contribuito a definire la sua musica. Dopo aver partecipato al l’ultimo Festival di Sanremo, al fianco di Daniele Silvestri, con il brano “Argentovivo” con il quale che si sono aggiudicati il Premio della Critica, il Premio della Sala Stampa Lucio Dalla e il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo, Rancore continua il tour portando in giro per l’Italia i suoi giocattoli del suo ultimo disco uscito a giugno 2018.

 

Nonostante i problemi tecnici sopraggiunti al terzo brano, Rancore fa subito capire chi è: parte carico e, invece di affondare nell’intoppo, improvvisa, si dedica al freestyle e continua a scaldare il pubblico anche senza le immagini proiettate dal ledwall. Il pubblico apprezza perché è proprio la spontaneità il marchio di fabbrica del rap. Tutto però, per fortuna, torna poco dopo così come era stato pensato e l’esperienza, che passa anche tramite le immagini oltre che alle canzoni, può riprendere vita e diventare totale.

Teatro, musica, visual, magia sono in scena contemporaneamente e cooperano a creare un’atmosfera che catapulta il pubblico in uno dei mondi possibili. L’allestimento di “Musica per bambini” (tour) è un’esperienza sensoriale che conduce attraverso buchi neri, porte verso realtà parallele per evadere dal proprio degrado interiore e da quello di una Roma che brucia: di tormento, di fuoco, di passione. Così come brucia lo stesso Rancore che non può non riversare, all’interno della sua musica, il flusso di coscienza che lo pervade.

Ed è così che scavando sotto la “mondezza” che invade le nostre strade, scavando all’interno di se stessi, che si trova la chiave per esorcizzare quel vuoto interiore. Sono diversi i momenti personali su cui il rapper si sofferma durante la serata, come quando ricorda suo padre “volato su un altro pianeta” e il trucco che gli suggeriva per uscire da un labirinto. Continuare a scrivere…scrivere…scrivere…su muri di carta per tirare fuori da dentro quelle emozioni da trasformare in parole.

Rancore, con il suo ermetismo, ci è riuscito alla perfezione, mettendosi a nudo per donarsi a quanti condividono quella stessa inquietudine e poter a sua volta, esserne guarito.

 

Sul palco poi un ospite speciale: Giancarlo Barbati in arte Giancane, lo accompagna su “Ipocondria” che è presentata sul grande ledwall alle loro spalle da un video di Zerocalcare disegnato per l’occasione. Poi, continuando insieme, è la volta di “Skatepark“, in cui l’ex de Il Muro del Canto ha suonato le “sue chitarre punk”, all’interno del disco.

Non poteva poi mancare “Argentovivo“, un brano che non è nel disco “ma è come se lo fosse“. Rancore dice che a Daniele Silvestri avrebbe fatto molto piacere esserci ma quella sera era, purtroppo, fuori Roma. Sarebbe piaciuto anche a noi vederlo su quel palco, ma l’interpretazione solista del rapper supportato dalla sua “orquestra” perfetta non ci ha fatto davvero mancare nulla.

E’ l’1 di notte quando Rancore saluta e ringrazia il pubblico, ma non prima di aver concesso il bis. Due ore di musica e parole a ritmo serrato, senza mai riprender fiato, condite dalla presenza esplosiva del rapper romano che ha trascinato nel suo mondo ogni singola persona accorsa nella venue. Il pubblico ne è uscito trasformato da un’energia che era latente e che ha potuto trovare espressione nella condivisione, ad alta voce, di un mondo comune.

 

 

L’intervista a Rancore: ermetismo, perdono e un pizzico di ironia.


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