La rappresentante di lista in un energico sold out al Monk venerdì 22 febbraio. Un grande successo che ha tutte le carte per rompere i confini italiani. 

 

In occasione dell’uscita del loro terzo album “Go Go Diva”, avevo intervistato La rappresentante di lista durante lo showcase di presentazione il 14 dicembre scorso. Pochi brani e il racconto della genesi e dell’evoluzione di quella che da un duo è diventata una band a tutti gli effetti, e subito il sentore che avrei visto, nel tour che sarebbe presto iniziato, qualcosa di strabiliante.

 

Intervista a La rappresentante di lista | Queer e liberi dall’identità di genere.

 

La band arriva a Roma venerdì 22 febbraio registrando il sold out al Monk. Un palco minimale, ma d’effetto e ben studiato, “impacchettato” con un telo riflettente e dei led sistemati a semicerchio per dare risalto a tutto quello che ne deriverà dalla scaletta e dall’ammaliante presenza scenica di Veronica Lucchesi su tutti, la vera anima del concerto.

 

Sono le 23 quando i musicisti fanno la loro apparizione sul palco dopo un intro registrato di cori che crea un’atmosfera quasi mistica.

 

Il pubblico li acclama mentre l’apertura è affidata a Gloria, poi Ti amo e Alibi che catalizzano subito l’attenzione della sala. La partecipazione di quanti sono accorsi è indice della potenza esplosiva di questo progetto. Non è solo un rapporto tra band e fans, ma il concerto rivela un vero e proprio rito, una relazione che non si esaurisce sul palco ma continua al di fuori attraverso la loro musica.

 

 

E’ la forza di uno dei progetti emergenti, che emergente non è, più attraenti del momento. La rappresentante di lista non è indie, non è pop, non è niente di quello che senti circolare in radio quando l’accendi distrattamente mentre sei in macchina nel traffico. E’ un progetto fatto di sonorità elettroniche di matrice estera, perfettamente rapportate alla difficoltà della lingua italiana nell’elaborare un testo che alla fine risulti sensato e, almeno, non banale.

La forza scenica di Veronica Lucchesi è ammaliante. Lei da sola cattura l’attenzione di tutta la sala, quasi come se tutto il resto passasse in secondo piano. Tecnica e vocalità precisa, senza mai alcuna incertezza, si accostano all’esigenza di donare la sua voce al mondo. La teatralità la fa da padrone senza mai prendere il sopravvento o risultare qualcosa di distaccato o forzato, anzi, sottolinea magistralmente i monologhi che ogni tanto appaiono tra un brano e l’altro. Quello che trapela è la dimostrazione che cuore e mente possono andare tranquillamente a braccetto e alternarsi alla perfezione, emozionando, per farne scaturire qualcosa al limite tra l’umano e l’etereo, quella giusta miscela che ti porta ad avere riverenza e rispetto per quello che hai davanti.

Nel resto della band, capitanata dal polistrumentista Dario Mangiaracina a petto nudo, ognuno fa il suo lavoro alla perfezione con un muro di suoni che sottolinea le doti vocali di cui ho già scritto. La scaletta è alternata alla perfezione, per tenere sempre alta l’attenzione tra le ballad come “Giovane femmina” e l’energia che scaturisce come un fiume dal primo singolo estratto dall’ultimo lavoro “Questo corpo”, o “The Bomba” sottolineata da un gioco di luci stroboscopiche che fa tremare tutto mentre, chi può farlo sul palco, balla.

 

 

Dopo una brevissima pausa in cui Mangiaracina rimane solo sul palco cantando a cappella con il pubblico “La rappresentante di lista”, la band torna al completo sul palco per la chiusura. L’assenza della Lucchesi si era sentita, anche se per un tempo così breve, e ricompensa la mancanza con una meravigliosa versione intima di “Un’isola”, seguita dall’intensità di “Woow” e “Mina vagante” che chiude il concerto. La band saluta e ringrazia, mentre la front woman è visibilmente emozionata.

Le luci si riaccendono e quasi non ci crediamo. Saremmo rimasti lì ancora e ancora immersi nei suoni e nella voce di un viaggio senza tempo. Ma questa meravigliosa ora mezza è stata, sono sicura, l’anticamera per un successo che romperà presto i confini del nostro Paese e renderà orgogliosa la musica italiana di quello che ha generato.


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