Mezzanine XX1: il capolavoro dei Massive Attack, 20 anni dopo, sbarca al Palalottomatica di Roma l’8 Febbraio. Qui la genesi di un’opera meravigliosa, più che mai attuale.

 

Se c’è un gruppo che negli anni Novanta ha contribuito in maniera importante alla colonna sonora del vivere metropolitano post-industriale, beh, quelli sono i Massive Attack.

I “Wild Bunch” (“Mucchio Selvaggio”) nascono nel 1983 come collettivo musicale, cioè gruppo aperto e multietnico, e mai nome fu più azzeccato. Il contesto è quello della grigia e dinamica Bristol e il genio è quello di due afrocaraibici Andrew “Mushroom” Vowles e Grant Marshall “Daddy G”, a cui si aggiungono Adrian Thaws “Tricky”, e Robert Del Naja “3D”, figlio di immigrati italiani con un talento incredibile per i graffiti. Sono oggi Robert Del Naja e Grant Marshall a portare in giro il tour dacchè “Mushroom” lascia il gruppo proprio poco l’uscita di “Mezzanine” per divergenze artistiche.

Il sound system con cui questo gruppo scavalla gli anni ’90 inglesi è semplicemente pazzesco: trip pop lo chiamano, in pratica è un mix and match di elettronica, hip-hop, dj-culture, soul, new wave, noir, reggae, dub, dream-pop, post-punk. È una miscela figlia di aree suburbane, contesti di immigrazione e presa di coscienza sociale. La maturazione artistica fa si’ che il nome del collettivo diventi qualcosa di più potente: “Massive Attack”!

Il primo lavoro “Blue Lines” (1991) è impreziosito da collaborazioni con Horace Andy, cuore nero del reggae giamaicano con la fantastica Shara Nelson e Tony Brian. Già il brano di apertura definisce un nuovo modo di fare musica, un modo senza tempo che si consegna direttamente al futuro. È una musica dalle strutture fredde e notturne e un nucleo molto caldo: è nato il “Bristol sound”.

E mentre impazza il BritPop arriva il secondo lavoro: “Protection” (1994). Preziose le incursioni di  Tracey Thorn, la quale lascia un marchio indelebile, e Craig Armstrong. Per avere un’idea di come questo disco non appartiene a nessuno schema già conosciuto basta dare un ascolto al brano “Karmacoma”. La conclusione è che “Protection” mette d’accordo l’underground e il commerciale.

Ma ancora non è arrivato il vero capolavoro: il tetro e distopico “Mezzanine” (1998), prodotto da Neil Davidge e featuring Elizabeth Fraser dei Cocteau Twins e Horace Andy. È un disco di proporzioni grandiose sia per il sound che per le tematiche che affondano nell’attualità di una imminente apocalissi umana. Si sta in bilico tra la visione, o meglio l’allucinazione, e l’angoscia, o meglio l’alienazione in una società in caduta libera.

 

Ecco: una snapshot che si adatta perfettamente al 2019.

 

Questo è esattamente il messaggio che i Massive Attack ci tengono arrivi forte e chiaro, per quello le scritte proiettate vengono tradotte anche in italiano, bianco su fondo pitch black. A far vibrare il Palalottomatica un muro del suono che fa insinuare i decibel fin sotto sotto la maglietta.

Bellissimo lo stage visual, opera di Del Naja – a proposito com’era la storia di quel graffitaro di Bristol con il pallino della coscienza social?…bah, chissà !?

A differenza del retrogusto amaro che rimaneva dagli ascolti del disco appena uscito, oggi il gruppo è interessato alla reazione a quello stato comatoso: azzeccati i clip, le parodie e le incitazioni a riprenderci il futuro.

Appaiono sul palco tanti fantasmi del passato e tanti collegamenti con elementi distruttivi senza tempo che si ripetono, e la conclusione è infatti che “siamo intrappolati in un loop perenne”: è l’incubo da cui svegliarci per disintossicarci dall’inquinamento in cui siamo immersi.

1 ora e 40 minuti secchi, senza fronzoli, di cui proprio non potersi lamentare.

“Automatic crystal remote control
They come to move your soul
You’re gonna fade into the background
Like a better smoke’ll bring you back round
Like a man slide inside you my dear
Your cheap beer’s filled with crocodile tears
See ‘em run now you’re gone, dream on”

 

 

 

Setlist:

 

  1. I Found a Reason (The Velvet Underground cover)
  2. Risingson
  3. 10:15 Saturday Night (The Cure cover)
  4. Man Next Door (with Horace Andy)
  5. Black Milk (with Elizabeth Fraser)
  6. Mezzanine
  7. Bela Lugosi’s Dead (Bauhaus cover)
  8. Exchange
  9. See a Man’s Face (Horace Andy cover) (with Horace Andy)
  10. Dissolved Girl (with Elizabeth Fraser)
  11. Where Have All the Flowers Gone? (Pete Seeger cover) (with Elizabeth Fraser)
  12. Inertia Creeps
  13. Rockwrok (Ultravox cover)
  14. Angel (with Horace Andy)
  15. Teardrop (with Elizabeth Fraser)
  16. Levels (Avicii cover)
  17. Group Four (with Elizabeth Fraser)

As long as there’s sun, as long as there’s sun
As long as there’s rain, as long as there’s rain
As long as there’s fire,  as long as there’s fire
As long as there’s me, as long as there’s you


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