Alessandro Quarta è un violinista, polistrumenta e compositore di fama internazionale che ha suonato con artisti come Mark Knopfler e Santana. Lo abbiamo visto Venerdì 8 febbraio sul palco con Il Volo per la serata dei duetti al Festival di Sanremo. Noi lo abbiamo intervistato.

 

Violinista, polistrumentista e compositore, Alessandro Quarta ha partecipato a scritture di musica inedita per film della Walt Disney. Ha suonato come Violino di Spalla, Solista e Arrangiatore con artisti come: Carlos Santana, Laura Pausini, Lucio Dalla, Mark Knopfler, Gianna Nannini, Zucchero, Joe Cocker, Tiziano Ferro, Lenny Kravitz, Robbie Williams e tanti altri. Dal 2005 al 2008 è stato Seconda e Prima spalla dell’orchestra Symphonica Toscanini (direttore stabile Lorin Maazel), esibendosi nei teatri più importanti al Mondo, sotto la direzione di prestigiosi Maestri come L. Maazel e E. Inbal.  E’ stato in tournèe in Orchestra come spalla e seconda spalla in Europa, America, Cina, Giappone, Medio Oriente suonando nelle più prestigiose sale del mondo, dall’Opera Garnier di Parigi, al Suntory Hall di Tokyo, dal Teatro Bol’šoj” di Mosca, al Lincoln Center di New York (in un concerto in cui la Symphonica Toscanini e la New York Philharmonic hanno suonato congiunte in memoria del M° Arturo Toscanini sotto la direzione del M° L. Maazel).

Nel 2010 Alessandro Quarta ha pubblicato il primo disco “One More Time”, nel 2014 l’autobiografico “Charlot”. Nel 2015 ha aperto il concerto del “Primo Maggio” a Roma con una spettacolare esibizione con violino solo. Lo scorso 1° gennaio 2019 si è esibito davanti a 5 milioni di telespettatori proprio con il “Dorian Gray” per lo show su RaiUno “Danza con Me” di Roberto Bolle.

Il prossimo 22 febbraio uscirà per il mercato italiano il disco “Alessandro Quarta plays Astor Piazzolla” (Incipit Records), primo disco con sonorità jazz registrato in 3D in Germania. Seguira un tour in Italia e Europa e la partecipazione a nuove date dello spettacolo di Bolle.

 

 

 

Ciao Alessandro, nella serata dei duetti hai affiancato Il Volo. Com’è nata l’idea di questa collaborazione?

E’ stata una telefonata meravigliosa che ho ricevuto da Michele Torpedine e dai ragazzi. Non me lo aspettavo sinceramente e sono stato onoratissimo della loro chiamata. Per come sono io, e per come mi vedo suonare, con loro credo sia l’unica chance in Italia. Io sono molto selettivo nelle cose, sopratutto a livello musicale.

Non sei nuovo a questo genere di palchi. Hai suonato con artisti del calibro di Carlos Santana, Laura Pausini, Lucio Dalla, Mark Knopfler. Che effetto ti fa il palco dell’Ariston?

Ci sono stato anni fa al Premio Tenco. Ogni palco fa effetto, poi ovviamente l’Ariston del Festival, quando ci sono milioni di italiani che ti guardano in mondo visione, fa sempre effetto. Però l’importante è che ogni concerto che tu fai sia sempre “L’Ariston”.

Un’esperienza anche con Roberto Bolle su un palco importante…

Stupenda! Quando mi chiamò per scrivere la storia di Dorian Gray, Roberto mi voleva fortemente in Rai ed è stato un passaggio che non mi aspettavo perché, molte cose, quando le fai da ragazzino sono un sogno, poi crescendo cerchi di mettere i piedi per terra. E poi a volte capita che i sogni li vedi avverarsi.

Sei stato seconda e prima spalla dell’orchestra Symphonica Toscanini suonando nelle più prestigiose sale. Che bagaglio ti porti a casa di quest’esperienza e qual è stata quella che più hai nel cuore?

Sicuramente un bagaglio importante, che oggi non trovo molto esauriente, nel senso che il pop lo vedo un po’ scemare, culturalmente parlando. Ecco perché mi è piaciuto collaborare con Il Volo, perché oggi sento una grande mancanza di cultura. soprattutto in Italia, però mi è servito tanto lavorare con tanti grandi. E’ stata un’esperienza importantissima quella della Toscanini, dal punto di vista musicale, perché le sale a livello mondiale sono le più importanti, il repertorio è importante. Unire poi la grande classica con il grande pop e il blues mi ha aiutato anche nella composizione perché, prima di vedermi come violinista e pianista, sono soprattutto compositore, quindi tutto il bagaglio orchestrale pop e sinfonico mi è servito soprattutto per ritrovarmi poi a scrivere.

Hai praticamente girato il mondo, avrai visto cose…un aneddoto che ti porti nel cuore?

Beh, il terremoto in real time in Giappone sicuramente. Mentre si suonava vedevo i lampadari che oscillavano.

Ad un certo punto, dalla classica, c’è stato comunque un passaggio al pop. Come ti ci sei avvicinato?

Non c’è mai stato un passaggio in realtà. C’è sempre stato un insieme, due binari molto importanti fin da quando ero bambino. Mi sono diplomato a 15 anni, molto presto, e già ad 11 anni, quando iniziavo a studiare con i grandi russi del violino, studiavo anche il jazz, per esempio con Giorgio Gaslini, uno dei più importanti insegnanti di jazz e composizione a Milano.

Sta poi per uscire il tuo terzo album, il primo disco jazz in 3d, già candidato ai Grammy: “Alessandro Quarta plays Astor Piazzolla”

Ho fatto questa cosa del 3D con dei fonici tedeschi, i migliori al mondo a riprodurre questo tipo di suono. Piazzolla nasce in quanto, per me, se non c’è sensualità, non c’è fascino. Il violino per me è una donna e volevo riportare il tango dove è nato, cioè nei bordelli di Buenos Aires dove non ballavano solo tra donna e uomo ma tra uomo e uomo anche. Tutto ciò che io amo è rendere il suono acustico, che non è quello classico, perché oggi si fa sempre differenza tra queste due cose e la classica risulta una cosa noiosa. Condurre la musica del suono classico verso la musica pop è quello che credo manchi oggi nella musica classica.

Chi ha collaborato a questo disco?

Il mio quintetto. Tutti gli arrangiamenti sono miei. E’ molto importante in tutto ciò che fai che il significato sia oggettivo, non soggettivo. Perché se io scrivo un brano, lo interpreto, o lo arrangiando e sto vedendo il mare, mentre tu che ascolti, vedi la montagna…allora ho sbagliato io, perché quello che deve arrivare è quello che io sto vedendo in quel momento. Per questo è molto importante avere delle immagini, avere una storia, finché quello che fai possa essere la colonna sonora di quelle immagini e di quella storia

Nel disco hai suonato un violino del 1761: che storia ha questo strumento?

E’ mio il violino, un Giovan Battista Guadagnini del 1761 che ho comprato tanti anni fa. Addirittura adesso sto prendendo un Alessandro Gagliano del 1725. Se tu pensi che il mio violino veniva suonato da gente con la parrucca, questa cosa mi fa veramente emozionare. Oppure c’è stato qualcuno che lo ha suonato mentre dirigeva Mozart…non si sa. Questa è la bellezza di questi violini, non sapere chi lo ha suonato.

Gli uomini primitivi infatti credevano che le cose avessero un’anima che si tramanda, attraverso di esse, da persona a persona…

Soprattutto il violino poi, perché ha un’anima: è un pezzetto di legno che unisce il fondo col piano, è molto importante

Cosa farai dopo questa esperienza al Festival?

Inizia subito il tour italiano ed europeo, il 2 marzo suonerò in questo importantissimo Auditorium: il Museo del violino, e poi in Germania. Inoltre devo scrivere la colonna sonora del film del Premio Oscar Anthony Lamolinara che ha vinto con Spider Man 2 molti anni fa.

Chi pensi vincerà il Festival, escluso Il Volo?

Beh, Cristicchi ha una bella canzone. Poi basta.


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