Nel frullatore sanremese sono riuscita a fermare The Zen Circus per scambiare due battute su questa esperienza all’Ariston. Ecco cosa ci ha raccontato Andrea Appino. 

 

Dopo 20 anni di carriera e una raccolta in uscita proprio oggi “Vivi si muore – 1999 – 2019”, che celebra i momenti musicali più importanti della band, i The Zen Circus arrivano per la prima volta sul palco dell’Ariston per la 69° edizione del Festival di Sanremo. “L’amore è una dittatura”, un brano sicuramente coraggioso da presentare da qualcuno che “deve” farsi conoscere al grande pubblico. Perché ammettiamolo: gli Zen sono un’istituzione, una band consolidata per un certo target, sicuramente non per quel pubblico che ascolta i Network. Hanno riempito i club e si sono finalmente “meritati” un palazzetto.

Suoneranno il 12 Aprile al Paladozza di Bologna, l’unica data per ora annunciata. Ma il pubblico medio sanremese, quello che lo guarda non per critica costruttiva, non per comprendere i nuovi generi musicali che, in questo momento storico, rispecchiano l’Italia e che Baglioni ha – giustamente –  voluto sul palco, ma per scovare il “singolone”, non verrà probabilmente colpito dall’esibizione di Appino e soci e da tutte le parole che il testo del brano scelto ha snocciolato. Troppi contenuti concentrati in 3:50″ che rischiano di saturare il pubblico poco abituato ad un flusso di coscienza. Decine di file aperti ai quali non ho, personalmente, ancora trovato una quadra. La potenza degli Zen però, sul palco dell’Ariston è impressionante e deriva dal bagaglio live che si sono procurati. Un percorso, come mi ha raccontato Appino stesso in questa brevissima intervista, guadagnato sul palco passo dopo passo e consolidato grazie al rapporto diretto con il loro pubblico.

 

The Zen Circus: Il fuoco nell’Atlantico di Roma – Photogallery

 

 

L’intenzione, quindi, non è quella di colpire attraverso un brano che – sicuramente – non verrà capito (nel vero senso del termine), quanto quella di arrivare ai soliti fan senza “tradirli”, salendo su un palco molto diverso da quelli che solitamente calcano. Gli Zen, comunque vada, hanno vinto, perché sono rimasti loro stessi, coerenti con la loro musica e con la loro missione, felici di fare quello che vogliono, senza -appunto – “Catene”.

 

 

 

 

Tra pochissimo il Circo Zen sarà di nuovo sul palco di Sanremo per la serata dei duetti, questa volta insieme a Brunori Sas: una collaborazione che deriva da una salda amicizia. Ecco cosa ci ha detto Andrea Appino:

 

20 anni di carriera. La prima volta al Festival di Sanremo. Come vi sentite e, ad oggi, quale bagaglio vi porterete dopo l’esperienza del Festival?

Noi sul palco dell’Ariston ci sentiamo benissimo, proprio perché veniamo da questa esperienza di 20 anni, ma soprattutto perché non siamo soli. Non parlo degli sbandieratori della prima serata. Parlo delle decine di migliaia di ragazzi che ci seguono da anni, un pubblico che è cresciuto piano piano in maniera molto sana e che è diventato una comunità che non conteniamo più nei club…e infatti faremo il nostro primo palazzetto. È stato tutto molto graduale nel tempo, anche arrivare a Sanremo. Noi su quel palco non ci andiamo per rilanciare una carriera o crearne una. Ma semplicemente per celebrare un compleanno insieme a chi ci ha sempre voluto bene e ci ha permesso di raggiungere quei numeri che non hanno nulla da invidiare al pop italiano.

“L’amore è una dittatura”. In 20 anni di attività avete un pubblico nutrito. Siete venuti a Sanremo per allargare il tiro? Quali sono i primi feedback che state ricevendo?

Al netto delle classifiche demoscopiche, che non sono quello che ci interessa e mai ci è interessato, quello che abbiamo avuto come feedback è che aver portato un brano in pieno stile nostro, sicuramente un po’ difficile per il Festival, ci premierà con nuovi fedelissimi. Non vogliamo un tipo di percorso che ci porti ad un exploit e ci premierà per un anno o due, che è quello che si cerca tutti in questo momento. Noi cerchiamo qualcosa di duraturo che porti ad un percorso sano, che poi è quello che sta succedendo.

L’ 8 febbraio esce la raccolta autoprodotta “Vivi si muore”. Ad aprire le danze “L’amore è una dittatura”. In 20 anni di carriera e 11 dischi, ne avete di brani significativi! Per quanto riguarda la scelta di quelli da inserire come vi siete regolati?

Eh c’è stata un po’ una guerra. Intanto oltre a “L’amore è una dittatura” c’è anche “La festa” che è un altro inedito. Era l’altro brano che avevamo in mano ma poi abbiamo scelto “L’amore” per Sanremo. Gli altri 17 sono frutto di una guerra interna che mette un puntino su ogni momento della carriera degli Zen per accontentare anche chi ama alcuni brani rispetto ad altri. Con questo per creare una sorta di Bignami. Ci piace chiamarlo così perché noi siamo sempre stati quelli dell’ultimo banco che i compiti in classe li facevano con il Bignami. In ogni caso è una scelta fatta di cuore.


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