Mox, al secolo Marco Santoro, è il “nuovo” artista lanciato dall’etichetta Maciste Dischi, prima componente e frontman dei Jonny Blitz, ora solista per raccontare la sua vita.

Tre singoli ad anticipare l’album uscito il 7 Dicembre “Figurati l’amore” e un release tour che lo porta a presentarlo a Roma, Milano e Fucecchio.
Lo abbiamo incontrato per farci raccontare il lavoro, la sua vecchia band e del cambiamento che ha fatto negli ultimi anni.

 

Ciao Marco, innanzitutto come stai vivendo questa nuova avventura da solista?

E un momento fighissimo e lo sto vivendo come tale, senza ansia né paure, anzi non vedevo l’ora che uscisse l’album per farlo ascoltare. Le canzoni più belle secondo me non sono tra i singoli usciti fino ad ora. In dieci anni con i Jonny Blitz non ho mai fatto così tante interviste come nell’ultima settimana, mi sto divertendo e il tutto mi esalta molto, forse solo a livello fisico sono abbastanza stremato, ma non la vivo con peso.

Torniamo proprio ai Jonny Blits, il tuo gruppo di tanti anni, raccontaci qualcosa degli anni passati e magari se ci sarà la possibilità di un  ritorno.

La ritengo una bellissima storia d’amore di un gruppo che inizia a fare musica per il piacere di farla, i Jonny blitz che sono stati e sono ancora parte importantissima della mia vita e della mia figura musicale. Anche in fase di scrittura molte di queste tracce le ho fatte con il supporto artistico di Lorenzo che è il mio batterista e Michele, il bassista, che sto portando anche in questa nuova formazione, ma anche il chitarrista Pas, che continua a curarmi i suoni, mi aiuta a cercare chitarre e amplificatori. Lui rappresenta per me il chitarrista che vorrei essere. Forse i Jonny Blitz per il momento hanno terminato un percorso, non mi piace pensare che si siano sciolti, spero romanticamente ad un terzo album, magari fra dieci anni, anche perché ci siamo lasciati con un sacco di canzoni inedite nel cassetto.

Qual è la maggior differenza tra Mox e i Jonny Blitz?

Di base la scrittura personale dei testi delle canzoni, mentre prima era una scrittura di gruppo, ora è solo Mox a scrivere e parlo molto del mio trascorso e delle mie esperienze, da questo punto di vista l’album è più intimo, prima ero molto generico.

 

Mox

 

Andiamo ancora prima della musica, hai mai avuto un piano B o un altro sogno oltre a quello di suonare?

Da piccolo e fino a qualche anno fa disegnavo, anzi, lo faccio tutt’ora. Oltre che musicista sono anche grafico e illustratore, ho  fatto l’Accademia di Comics e sicuramente questo lato uscirà fuori in futuro.

Unirai il mondo della musica con quello del disegno magari progettando la parte grafica?

No, non amo lavorare ad un disco a 360°. Ho molto rispetto dei ruoli e delle attenzioni che devono dare al lavoro, avrei potuto farlo, ma il bello di fare musica è l’infinita possibilità di collaborare tra le persone. Serve anche un’oggettività che non credo avrei potuto avere senza le bravissime persone e soprattutto professionisti che ho avuto intorno durante il lavoro.

Guardiamo un attimo al futuro, in particolare le collaborazioni, hai mai desiderato cantare con qualcuno?

Daniele Silvestri da sempre, ha influito tantissimo nella mia scelta di fare musica, anche se quest’anno è stato spodestato da Cesare Cremonini, il quale ha fatto davvero un capolavoro con il suo ultimo album.

Invece, a chi ti ispiri?

Penso che le influenze maggiori vengano dagli anni 60 italiani, che hanno fatto parte dei miei primi approcci alla musica italiana. Da Celentano a Dalla, Battiato e tanti altri ma se dobbiamo puntare in alto allora questi.

Invece in questo periodo dove il genere indie racchiude gran parte della musica del mercato attuale, tu dove ti posizioneresti?

Direi pienamente Pop, visto che da un pò di tempo questo genere non è più una bestemmia e si può dire nel senso vero e popolare del termine, musica che non nasce per essere di nicchia, ma che davvero vuole arrivare a tutti. Sicuramente ho anche delle influenze BritPop visto che quello è stato un altro periodo della mia vita che mi ha coinvolto molto.

Tre singoli hanno preceduto l’uscita dell’album, ma come ci anticipavi, ritieni che nessuno di questi rappresenti il picco artistico del lavoro. Quali sono  secondo te i cavalli da battaglia di questo disco?

Non so se uscirà sotto forma di singolo, ma le mie canzoni preferite dell’album durano meno di due minuti, e questo mi fa escludere l’ipotesi (ride). Nell’album ci sono nove tracce, di cui queste due cortissime, ma io amo le canzoni corte. Il quarto singolo che uscirà secondo me è la canzone più riuscita del disco, il titolo è ” Mara” la cui frase del ritornello da anche il nome a tutta l’opera ovvero “Figurati l’amore”.

Hai dedicato il tuo primo singolo al quartiere San Lorenzo di Roma, cosa ne pensi di ciò che è successo ultimamente?

San Lorenzo è un bellissimo quartiere Romano , oltre ad essere molto rappresentativo. Il suo problema è che da anni ha questa situazione di spaccio e molte volte trascurata dalle forze dell’ordine stesse. I provvedimenti che stanno prendendo non combattono il problema, piuttosto va a bastonare i locali che ci perdono molto e di conseguenza anche l’economia. Potrebbe essere una bellissima borgata al centro di Roma e vederla trattata cosi fa male. Oltretutto è un quartiere universitario con molti giovani fuori sede, magari senza macchina, che non puoi certo obbligare a spostarsi altrove.

Qual è la tematica principale dell’album?

Come si può già immaginare dal titolo, si parla, anzi si sparla d’amore, possiamo definirlo il filo rosso che collega tutte le tracce, e quasi dire che sia un concept album, proprio perché c’è tutto il mio vissuto e sono quasi tutte canzoni abbastanza autobiografiche. Il lavoro, e anche il suo titolo rappresentano una visione un pò catastrofica di questo argomento, il che probabilmente dipende da come l’ho vissuto fino a ora. Naturalmente ho scritto anche canzoni non d’amore, non ci sto così sotto (ride).

Parliamo infine del Tour, c’è una di queste tre date che ti emoziona particolarmente?

C’è naturalmente l’ansia di presentare questo nuovo progetto, che allo stesso tempo è emozione e batticuore. Ci siamo preparati molto, la verità è che appunto, fortunatamente ho una bella band a seguito, tutte persone che stimo e hanno sposato da subito il lavoro in maniera sbalorditiva, come se suonassimo insieme da anni, anche se in realtà è da un solo mese e mezzo. Non è una cosa per nulla scontata e il live secondo me è strepitoso, molto più Rock rispetto all’album, tutto suonato senza sequenze e senza basi, con errori e stonature come vengono, perché è quello il bello del live. Al concerto si troverà di tutto, da canzoni riarrangiate a cover.

 

 

Di: Dario Argenziano


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