“Undici canzoni di merda con la pioggia dentro” è il nuovo album di Giorgio Canali & Rossofuoco uscito per La Tempesta Dischi. Un album in equilibrio perfetto tra temi personali e intimi, critica sociale e visione, attraversato da immagini fulminanti.

 

La voce di Giorgio Canali è una di quelle voci della scena del rock alternativo che (ri)conosci subito: tagliente, carismatica, cinica, libera.

Prima tecnico del suono di gruppi come PFM e Litfiba, poi attivo come chitarrista nella line up dei CCCP ‘89/’90, e successive reincarnazioni in CSI e PRG, con il suo gruppo Rossofuoco, Giorgio Canali è uno degli ultimi romantici maledetti della scena musicale italiana: solca implacabilmente il mare magnum del nostro tempo, con un misto di timidezza, arroganza e dolcezza che è solo suo.

“Undici canzoni di merda con la pioggia dentro” è un album in equilibrio perfetto tra temi personali e intimi, critica sociale e visione, attraversato da immagini fulminanti. Il disco è uscito il 5 ottobre 2018 per La Tempesta / distr. Master Music ed è l’ottavo lavoro della band.

Il titolo è un’autocitazione: in “Orfani dei cieli”, traccia che concludeva l’album precedente “Rojo”, un verso amaro e autoironico recitava “come se avessimo bisogno di un’altra canzone di merda con la pioggia dentro”.

Bene, eccone undici, una dopo l’altra, perfettamente coerenti con le incertezze e le inquietudini dell’epoca attuale. La penna e’ di un veterano del cantautorato political-rock dal piglio ribelle.

Il disco si apre con la marcia di “Radioattività” in cui un uomo si rende conto che la sua donna non tornerà, mentre vari personaggi si muovono sullo sfondo di un mondo che va a rotoli, anzi sta diventando radioattivo. Lui è “dato per disperso in mezzo a tutta questa gente / ma scampato alle loro letali chiacchiere / parlano del meno e del niente”. L’autore ci dà istantanee di Stati canaglia e tiranni fuori di testa, poi “un altro po’ di terrore / fino ad una piccola crociata nucleare / in nome della libertà / tu pensi ancora a lei e non ti importa un cazzo / della radioattività”.

 

E nella radioattività di una società in pericolo vediamo i macro percorsi di altri uomini alla ricerca della felicità, di quella felicità che però dura solo un momento, proprio come per il protagonista che ha perso la sua donna, volata via come il vento.

 

“Messaggi a nessuno” è una ballad in cui il protagonista ormai consapevole si chiede se non sia il caso di perdersi in fuochi di paglia, lontano da quel “resto del mondo che sta male per davvero e quasi mai per amore”. Arriviamo al terzo brano del disco, quello più ritmato di “Piove, finalmente piove”: è una pioggia che viene giù sulla politica, su quello che non funziona, sui vuoti di potere, sulle frontiere, sul consumismo, sui cerimoniali, sulla finanza, sui personaggi dello star system, tutto viene lavato da un’acqua incontrollabile a cui non ci si può che arrendere, “piove / finalmente piove / fanculo le mie scarpe nuove”.

“Estate” è il ritratto sfocato di una donna che è “libera e prigioniera / di questa primavera / e della strada che va”, rassegnata proprio come l’andatura di questa canzone. Contrappeso è la viva invettiva di “Undici” dedicata a tutti quelli che non hanno ancora imparato che “l’indisciplina è una forma perfetta di libertà”.

L’intro di “Emilia parallela” è quello giusto. Siamo al centro di un disco politico, ruvido, onesto, Emilia non è più paranoica ma è diventata paralitica! La chiusura sul “vaffanculo alle cicale” rimanda al capolavoro “Domenica delle Salme” di De André sul disco “Le Nuvole” (1990), un’analisi perfetta sulla realtà gattopardiana tutta italiana. Il tema viene sviluppato nel successivo brano, “Aria fredda del Nord”, il cui intro in stile American blues-folk conferisce un’atmosfera lontana in cui si esprime l’immutabilità della coltre di “ruggine” (la rassegnazione del popolo) che non cambia perché in fondo niente cambia mai.

Il disco è stato anticipato dall’uscita del brano “Fuochi supplementari”, un piccolo riscatto per chi tenta di reagire:

 

 

 

Accendi un fuoco / per ogni treno che hai perso / per ogni rimorso / per ogni rischio che non hai corso / accendi un fuoco/ Per ogni bacio rubato / per ogni amico perduto / per ogni frase ad effetto che hai dimenticato / accendi un fuoco/Per ogni amore finito / per ogni sogno svanito / per ogni incubo da cui non ti sei svegliato / accendi un fuoco/ Per ogni vuoto lasciato / per ogni abbraccio mancato / guardati attorno c’é qualcosa che non si è incendiato

 

Ritmata è anche “Danza della pioggia e del fuoco”, la parte finale che prende fuoco. Da una parte c’è l’incitazione per gli altri a ballare sulla vita a tutta velocità, in modo inconsapevole e autodistruttivo, dall’altra c’è la confessione della voce narrante che ammette di sentirsi andare intimamente in mille pezzi.

Accattivante è il ritmo di “Mille”, cioè tutto ciò che a mille a mille manca all’arrivo dell’apocalisse. E la fine raccontata in questo album non può che essere distopica. Mancano solo mille, non più di mille giri. Ci siamo, l’ascoltatore viene accompagnato verso “il grande botto finale con mille scintille” e pare proprio non ci sia rimasto molto da aspettare.

“Bostik” è… la colla per rimettere assieme i pezzi. Mentre fuori piove, acqua e sangue.

Alla fine degli anni 70′ Giorgio Canali inizia a frequentare la scena musicale romagnola, dal punk delle prime esperienze con Potemkin alla ricerca sonora e alle sperimentazioni elettro/elettroniche con Roberto Zoli e Politrio nel panorama in fermento della musica anarco/indipendente di quegli anni, impara ad avere a che fare con il lato tecnico della musica.

È come tecnico del suono che Giorgio Canali arriva a collaborare con Litfiba verso la seconda metà degli anni ottanta. L’incontro con Gianni Maroccolo, bassista del gruppo fiorentino, segna l’inizio di una collaborazione che dura negli anni, dalle produzioni di Beau Geste, Timoria, CCCP, alla partecipazione come musicista ad Epica Etica Etnica e Pathos, ultimo album del gruppo emiliano e punto di partenza di tutti i successivi progetti assieme a Ferretti, Zamboni, Magnelli, Di Marco e lo stesso Maroccolo, ovvero CSI, PGR e POST CSI.

Pendolare instancabile fra Italia e Francia, parallelamente alla nascita e alla crescita dei CSI, vive per cinque anni l’avventura Noir Desir, in qualità di tecnico del suono live e studio della band transalpina maturando una sensibilità musicale che lo riporta alle origini del punk e del rock senza fronzoli.

Nel 1998 esce il suo primo album “Che fine ha fatto Lazlotoz” per Sonica, etichetta del Consorzio Produttori Indipendenti. Nel 2002 è la volta del secondo album “Rossofuoco”, il titolo dell’album diventerà dal lavoro successivo il nome della band.

“Giorgio Canali &  Rossofuoco” è, infatti, il titolo dell’album del 2004, pubblicato da La Tempesta Dischi, a cui fa seguito nel 2007  “Tutti contro tutti” dedicato a Federico Aldrovandi, il ragazzo appena diciottenne massacrato a manganellate e ucciso dalla polizia due anni prima a Ferrara. Nel 2009 esce “Nostra Signora della dinamite”, nel 2011 è la volta di Rojo, uscito sempre per La Tempesta Dischi. Poi sono anni di concerti fino alla pubblicazione di “Perle ai porci” nel 2016 per Woodworm, un album di cover di canzoni per lo più sconosciute, che sono una specie di antologia della storia musicale di Giorgio.

Una nota a parte merita l’attività di Giorgio Canali produttore. Tanta energia, poesia, creatività ed anarchica bellezza non poteva non essere immessa nei suoni di molti di quelli che sono divenuti, nel tempo, alcuni dei migliori artisti del rock italiano. Le sue mani sono in alcuni dei migliori lavori di Verdena, Le luci della centrale elettrica, Bugo, Marlene Kuntz, Tre allegri ragazzi morti, The Zen Circus.

 

I Rossofuoco sono: Giorgio Canali: Chitarra e Voce/ Marco “testadifuoco” Greco: Basso e Voce/Luca Martelli: Batteria e Voce/ Stewie Dalcol: Chitarra e Voce/ Francesco Felcini: Suono

 

TRACKLIST:

01 RADIOATTIVITA’

02 MESSAGGI A NESSUNO

03 PIOVE, FINALMENTE PIOVE

04 ESTAATE

05 UNDICI

06 EMILIA PARALLELA

07 ARIA FREDDA DEL NORD

08 FUOCHI SUPPLEMENTARI

09 DANZA DELLA PIOGGIA E DEL FUOCO

10 MILLE NON PIU’ DI MILLE

11 MANDATE BOSTIK

As long as there’s sun, as long as there’s sun
As long as there’s rain, as long as there’s rain
As long as there’s fire,  as long as there’s fire
As long as there’s me, as long as there’s you


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