Giù il cappello per Roger Waters che con un infuocato Us + Them Tour ha portato il Circo Massimo ad alta quota, tornado nella capitale a 5 anni dalla rappresentazione di The Wall allo Stadio Olimpico. Dal muro alle mani che si afferrano.

Ci sono delle volte in cui ti rendi immediatamente conto che stai assistendo ad un pezzo monumentale della storia dei concerti dal vivo, e con molta probabilità anche della tua personale esperienza sul tema.

Chi è passato per Circo Massimo nei giorni precedenti allo spettacolo aveva iniziato già a percepire l’imponenza scenografica di una serata che si preannunciava già leggendaria. Quella a cui assistiamo è la versione outdoor del tour che pochi mesi fa in Italia ha fatto il sold out nei palasport di Milano e Bologna, ed è anche il terzo e ultimo concerto outdoor della leg europea. È una versione che rispetto a quella indoor ha più elementi di spettacolarità che finora sono stati messi in scena solo a Città del Messico e al Desert Trip Festival.

Questa data è l’evento di punta, ma forse sarebbe il caso di dire lo spin off, dell’ormai famoso Rock in Roma, rassegna musicale che dal 2002 ospita negli spazi di Capannelle nomi del panorama nazionale e internazionale. Negli ultimissimi anni la rassegna ha ospitato illustri artisti capaci di riempire una così vasta platea e di essere all’altezza della cornice d’eccellenza dell’antico circo romano (che ricordiamolo è un fuori catalogo per costi e gestione): nel 2014 The Rolling Stones, nel 2016 David Gilmour, esibitosi in un concerto altrettanto meraviglioso ma senz’altro più composto, Bruce Springsteen & The E Street Band.

Prima di entrare nel vivo del concerto è essenziale  precisare che l’Us + Them Tour di Roger Waters non è un concerto bensì un’opera rock, come si è da più parti affermato, e allora possiamo farci un’idea del concept e dell’impatto del progetto live di questo artista noto per la sua visionaria creatività.

Roger Water al Circo Massimo

Londra, 1965, Roger Waters è cofondatore dei Pink Floyd assieme a Nick Mason e Richard Wright, compagni di corso di Architettura, e a Syd Barrett, amico di infanzia a Cambridge. Lui è considerato lo psichedelico padre del sound Floyd, altrimenti noti come gruppo blues (matrice testimoniata nel nome derivato dall’unione di Pink Anderson e Floyd Council), ma tre anni dopo sopraffatto dalla perdita di lucidità mentale lascia il posto a David Gilmour. Addio al genio, “Have you got it yet?”

Il 1985 è l’anno in cui Waters lascia la band di cui ne è direttore artistico, liricista, co-cantante (oltre che bassista) nonché figura dominante al punto di essere considerato, a torto o a ragione, maniaco del controllo e incapace di gestire quelle divergenze artistiche destinate ad allontanarli.

I suoi temi sono Politica, Sociale, Educazione, Guerra, Follia e Perdizione, temi che abbracciano sia periodi storici che generazioni. E infatti praticamente tutte le generazioni scendono a grappoli dal lato alto del Circo, chi arriva dopo e chi prima per accaparrarsi un posto con visuale sulle collinette laterali. L’atmosfera è decisamente allegra e l’estate romana si dimostra ancora un’ottima alleata, mentre la gente nella parte anteriore del parterre inizia a fremere troppo presto e allora addio attesa comodamente seduta.

Lo show si apre con un lungo video di suoni ambient in impianto quadrifonico che accompagnano l’attesa di una donna seduta di spalle di fronte al mare. Lo schermo prende tutto il lato corto del Circo Massimo – 66 metri per ben 12 di altezza – e viene “bucato” da “Breathe” da cui si affonda in tre ore di musica che sforano ampiamente la soglia romana della mezzanotte.

Waters è in ottima forma e con il piglio militante di sempre ci fa capire come quei pezzi sono tutti attualissimi -anzi, senza tempo-, da “Welcome to the machine” a “Money”.

L’esecuzione di diversi brani tratti da “The Dark Side of the Moon” guida l’attenzione sugli aspetti di decadenza dei costumi e spinge a far riflettere sul ruolo dell’empatia, rimanendo umani: “Breathe, breathe in the air, don’t be afraid to care. Leave but don’t leave me, Look around, choose your own ground”.

Ecco la denuncia del consumismo e del tempo perso nell’ignavia “You are young and life is long, and there is time to kill today. And then one day you’ll find ten years have got behind you”, fino al ritiro del protagonista in “Breathe reprise” che chiude questo passaggio sul tema del tempo con la morte metaforizzata in “The Great Gig in the Sky”, affidata alle abilissime Lucius.

Menzione speciale a tutti i membri di una band potentissima: David Kilminster alle chitarre, Jonathan Wilson a chitarre e voce, Gus Seyffert a chitarre e basso, Bo Koster alle tastiere, JonCarin a pianoforte, tastiere, chitarre, Ian Ritchie al sax, Joey Waronker alla batteria, le Lucius, ovvero Jess Wolfe e Holly Laessig ai cori.

Il gioco si fa serio e il passaggio successivo descrive la trappola in cui cade la gente che si fa scegliere: è la spietata “Welcome to the Machine” che spiazza per la brutalità con cui descrive il mondo della tecnica che ci siamo costruiti, qualora non ce ne fossimo ancora accorti.

Seguono tre brani dagli ultimi lavori, sempre coerenti alle tematiche tanto care all’artista, passando per “Wish you Were Here” che è un inno all’unione e alla cooperazione sociale, fino ad “Another brick in the wall part II” in cui il coro dei bambini è affidato ad una scuola locale, come di consueto, che ha provato con la band solo nel pomeriggio e che con molta probabilità solo fra qualche anno capirà cosa ha cantato levandosi quei cappucci al grido di “we don’t need no education!”. Un fine prima parte perfetto.

Dopo il primo set di sensibilizzazione e riflessione, il secondo set passa all’azione all’urlo resistenza civile.

Può piacere o meno, ma il 74enne Roger Waters intinge i suoi shows nella partecipazione politica e sociale a cui dà voce nella seconda metà della scaletta. Durante il break si susseguono sul megaschermo messaggi come “The Earth is a small fragile planet. It is our home. We can either leave it to our children or destroy it, it is a choice!” sui quali la voce che campeggia è RESIST, come ad esempio “Resist neofascism”. Fino a “Resist the idea that some animals are more equals than others. Like pigs for instance. Or dogs.” 

E qui il secondo att..oops set si apre con il brano dalla lirica più tagliente della produzione floydiana, “Dogs” appunto. Non solo, il palco prende vita e dal lato superiore dello schermo sbucanole celeberrime ciminiere di BATTERSEA POWER STATION, l’ei fu copertina di “Animals” (1977), l’interpretazione di Waters della “Fattoria degli animali” di George Orwell. La pirotecnica scenografia comprende un pig appeso a mezz’aria tra le ciminiere e un altro che plana sul pubblico con la scritta bilingue STAY HUMAN/RESTIAMO UMANI.

“Pigs” è una bollente invettiva contro Trump e i suoi amichetti, accompagnata da una cascata di immagini irriverenti, derisorie e accusatorie. Il maiale gonfiato viene poi fatto a pezzi dal pubblico sulle cui spalle si è ingrassato. “Big man, pig man, Ha, ha, charade you are” e bisogna dire che forse solo uno come Waters può osare tanto e poi uscirne senza un graffio. Capolavoro, perché fa percepire come il potere non è proprietà privata né diritto dei pochi che ci si sono arroccati.

“Us and Them”, brano che dà il titolo al tour, invoca all’empatia mentre i generali disegnano e confondono i confini sulle mappe mandando la gente al macello, a cui segue “Smell the Roses”, brano di recente produzione Watersiana contro le torture di guerra.

“Us and them and after all we’re only ordinary men. Me and you, God only knows it’s not what we would choose to do. Forward he cried from the rear and the front rank died. And the general sat, and the lines on the map moved from side to side”

La chiusura prima dell’encore è affidata alla scalata di “Brain Damage” e alla tentata riappacificazione con gli equilibri di Natura in “Eclipse”: sotto il sole tutto torna in armonia… ma questo viene eclissato dalla luna, che altro non è che la propensione distruttiva dell’umanità. E c’è di più, come ci suggerisce il parlato in chiusura: “There’s no dark side of the moon really matter of fact it’s all dark”. Intanto laser disegnano sulla testa del pubblico l’iconico prisma che scompone la luce mentre una luna gonfiabile gli gira attorno. Impossibile non finire noi stessi a galleggiare in quello spazio.

Roger Waters al Circo Massimo

Ecco i bis, delicatissima la versione di “Mother” in cui durante il verso “mother should I trust the government?” sullo schermo campeggia la scritta “col cazzo”, e poi il trionfo affidato a “Comfortably Numb” ultima grande collaborazione di Waters-Gilmour durante la quale le mani sullo schermo si afferrano saldamente sopra Circo Massimo e il cielo sopra le nostre teste viene illuminato dai fuochi d’artificio sparati dal palcoscenico.

Un Roger Waters pieno di soddisfazione ci saluta, ripetendo di interessarci sempre alle cose di questo mondo se non vogliamo subirle e ci dice che per lui è sempre un onore tornare a farci visita. Forse non tutti sanno che dal 2014 ha la cittadinanza onoraria ad Anzio in memoria del padre, militare britannico, pacifista e attivista del partito Labourista, morto durante le operazioni dello sbarco alleato nel 1944 (“Fletcher memorial home”).

Roger Waters al Circo Massimo

Sullo sfondo torna la donna del video iniziale, quella seduta sulla spiaggia. Viene raggiunta da una bambina che l’abbraccia e le si siede accanto. La speranza nel futuro?

Tanto, tantissimo è stato scritto stanotte nella pagina della storia delle opere rock e in quella personale di tutti quelli che si sentono “us” oppure “them”.

Setlist:

  1. Breathe
    2. One of these days
    3. Time
    4. Breathe (reprise)
    5. The great gig in the sky
    6. Welcome to the machine
    7. Déjà vù
    8. The last refugee
    9. Picture that
    10. Wish you were here
    11. The happiest days of our lives
    12. Another brick in the wall (part 2)
    13. Another brick in the wall (part 3)
  1. Dogs
    15. Pigs (three different ones)
    16. Money
    17. Us and them
    18. Smell the roses
    19. Brain damage
    20. Eclipse 
  1. Mother
    22. 
    Comfortably numb

#FollowtheNoise…

As long as there’s sun, as long as there’s sun
As long as there’s rain, as long as there’s rain
As long as there’s fire,  as long as there’s fire
As long as there’s me, as long as there’s you


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