I Kutso sono tornati sulle scene con il singolo “Che effetto fa” che anticipa il nuovo album della band in una formazione del tutto rinnovata. Non si è ancora detto molto su questo ritorno ma la certezza è sicuramente il leader, Matteo Gabbianelli, con il quale abbiamo fatto quattro chiacchiere prima di (ri)vederli dal vivo venerdì 11 maggio sul palco del Largo Venue come special guests nella serata finale di It’s Up 2U! 

Dopo due anni di intenso lavoro in studio, i Kutso la band culto capitanata da Matteo Gabbianelli ha deciso di festeggiare insieme a It’s Up 2U! l’uscita del nuovo singolo Che effetto fa, regalando al pubblico un concerto speciale nel quale verranno presentati, in anteprima dal vivo sul palco del Largo Venue brani del nuovo omonimo album in uscita a settembre per Goodfellas/Wing, accanto ai classici del repertorio della band.

In attesa della serata ho scambiato quattro chiacchiere con Matteo Gabbianelli che mi ha raccontato qualcosa sulla sua nevrosi diventata creatività…

Ciao Matteo, come va? Eccoti ritrovato con un nuovo singolo dei Kutso “Che effetto fa”. Di cosa parla il brano? 

Sono rimasto molto colpito dalla parabola esistenziale di alcune mie conoscenze; parlo di persone inizialmente oltranziste, intransigenti e radicali, che dopo dieci o quindici anni si sono smentite totalmente, diventando proprio ciò che in gioventù disprezzavano. In questa canzone ho immaginato di chiedere ad una di queste persone “che effetto fa guardarsi allo specchio e vederci il contrario di ciò che predicavi?”. Sia chiaro che io non credo nella coerenza ed è proprio per questo che i rivoluzionari più convinti ed incazzati spesso mi fanno sorridere, perché sulla lunga distanza raramente li ho visti confermare le loro idee.

È un brano in qualche modo autobiografico? È arrivato anche per te il momento di fare i conti con te stesso?  

Io faccio i conti con me stesso tutti i giorni e cerco di non avere convinzioni per non vederle soccombere sotto la scure impietosa della realtà. Probabilmente non ho mai superato il trauma di aver scoperto che Babbo Natale non esiste.

Il videoclip del singolo è girato a Palazzo Chigi ad Ariccia. C’è un motivo particolare per il quale avete scelto come location le stesse sale del Gattopardo? 

Il motivo principale è che si tratta di una location estremamente sfarzosa, perfetta per l’idea di gabbia dorata, che con il regista Davide Bastolla volevamo dare al luogo dove si svolge il video. Questo contesto solenne e alienante è il teatro della metamorfosi del protagonista, il quale da borghese depresso e stanco di un mondo rassicurante, ma stantio, si trasforma in qualcosa di assurdo, incomprensibile, ma carico di folle e colorata vitalità.

In questo nuovo lavoro i Kutso sono rinnovati anche nella formazione. Com’è stato ricreare la sinergia con elementi diversi nella band?

La coesione tra noi è avvenuta per fortuna in maniera veloce e naturale. Ci siamo ritrovati senza conoscerci, direttamente in studio di registrazione e abbiamo fatto un lavoro eccellente, tirando fuori un album denso di spunti e idee.

Kutso Matteo Gabbianelli

Il nuovo disco vede la produzione artistica firmata da te e Marco Fabi. Come nasce la vostra collaborazione e, senza anticipare nulla, cosa ha apportato di nuovo a questo lavoro rispetto al passato?

Da buoni amici quali siamo Marco ed io, ci siamo ritrovati davanti ad un’ottima cena di pesce e, da un paio di frasi e giudizi di Marco sulla mia musica mi è stato chiaro che lui avesse capito in pieno il mio intento, ciò che voglio esprimere attraverso la mia creatività, quindi ho pensato che avesse la sensibilità giusta per ritrovarci a lavorare insieme. Posso solo dire che non mi sbagliavo, sono felice del sound frizzante e variegato che abbiamo creato.

La musica dei Kutso è caratterizzata dalla satira e dall’ironia ma “nasconde” un messaggio più profondo. Ti viene naturale scrivere in questa chiave? Hai mai pensato di scrivere qualcosa partendo da un’altra prospettiva?

Quando scrivo una canzone, testualmente sono sempre molto cupo e mortifero, ma cerco di mitigare questa mia tendenza disfattista con una musica solare e frenetica. Da questo contrasto nasce l’effetto “ironico”, ma in realtà voglio solo evitare toni lamentosi, parlando comunque in modo schietto delle nostre miserie. Nel nuovo lavoro ci sono delle novità anche da questo punto di vista, che però non voglio anticipare.

La vita musicale di un progetto è molto spesso in salita in questo mare di possibilità (e non solo!) un po’ difficili da cogliere, nonostante oggi la musica sia più fruibile grazie alla rete. Come si fa, dal tuo punto di vista, a mantenere la mira verso la meta nonostante le difficoltà che naturalmente si incontrano?

Bisogna essere un po’ pazzi e sognatori, ma anche coriacei e testardi per continuare a credere in una cosa assurda come la Musica. Per me la creatività è una nevrosi, una mania dalla quale non riesco a liberarmi.

Ancor prima di arrivare a palchi importanti, come quello del Festival di Sanremo, i Kutso hanno conquistato il pubblico suonando molto dal vivo. Com’è il tuo rapporto con il palco e con il pubblico?

Il palco è l’unico momento della mia vita dove mi sento effettivamente rilassato e totalmente immerso nel presente. Quando il pubblico è dalla mia parte poi, vado proprio in estasi.

Social e internet per quanto ti riguardano hanno contribuito ad avvicinarti musicalmente alle persone?

Certo, ormai sono l’unica modalità efficace per crearsi un pubblico. Per fortuna questo momento storico sta permettendo a tanti progetti meritevoli di uscire dall’anonimato senza avere necessariamente le spalle coperte da qualche grande casa discografica.

Tornerete dal vivo prestissimo, già venerdì 11 in vista della finale di It’s Up2u a Largo Venue, dove farete ascoltare qualcosa del nuovo disco. Quanto sei curioso di vedere che impatto avranno i nuovi brani sul pubblico?

Molto, spero che i pezzi nuovi piacciano, che tocchino la sensibilità del pubblico e che si crei l’atmosfera giusta per divertirci tutti insieme appassionatamente.

It’s Up2u è una manifestazione che ti ha visto coinvolto come giurato e nella quale, durante la finale, uno degli artisti emergenti in gara riceverà un premio speciale che vede il tuo nome. Da artista e da addetto ai lavori, cosa ti incuriosisce della musica emergente di questo periodo? Soprattutto in una città come Roma dove ora c’è molto fermento…

Ho visto che il livello qualitativo delle band emergenti è molto alto…c’è un sacco di gente forte e se posso dare una mano a qualcuno, lo faccio volentieri. “It’s Up2u” è una sorta di contest/festival in cui agli artisti viene data dignità aldilà del risultato finale. Non è importante vincere, ma salire sul palco del Largo e fare la propria esibizione per colpire il pubblico.

 

Ph. Tamara Casula

 

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