Sabato 28 aprile il poeta Gio Evan arriva al Largo Venue di Roma per presentare il suo doppio disco d’esordio. Nell’attesa noi abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui! Leggi la nostra intervista

A pochi mesi dalla sua performance alla Biennale MArtelive 2017 e a qualche settimana dall’uscita del suo secondo libro Ormai tra noi è tutto infinito (Fabbri-Rizzoli), già bestseller, Gio Evan presenterà il 28 aprile a Largo Venue di Roma il suo disco d’esordio “Biglietto di Solo Ritorno” (MArteLabel).

Gio Evan è conosciuto come poeta, scrittore, umorista e performer. Si tratta di un artista trasversale con al seguito quasi 400.000 followers sui social network, le sue poesie (e da adesso le canzoni) vengono condivise sui muri, incise sui banchi di scuola, sugli alberi, per poi viaggiare in rete sulle bacheche del popolo del web.

Il 17 aprile esce per MArteLabel “Biglietto di solo ritorno”, con la produzione artistica agli Anudo, e composto di due dischi, nove canzoni e dieci poesie recitate da Gio Evan e accompagnate dalle musiche curate da Giampiero Mazzocchi.

Qui di seguito la nostra intervista a Gio Evan!

Gio Evan
Ciao Gio, non solo sei scrittore, poeta, umorista… ma anche cantautore! Il 28 aprile sarai qui a Roma a presentare il tuo doppio disco d’esordio… come mai doppio disco?

Tu riusciresti a immaginare lo Yin e lo Yang di un solo colore? La terra senza mare? Io no, forse no. Sono sempre stato vissuto da due energie molto forti e distinte tra loro: timidezza e azzardo, paura e coraggio, silenzio e danza. Il doppio disco mi presenta così come sono: uno unito da due.

Che rapporto hai con Roma?

Roma in me è come la prima scena della grande bellezza di Sorrentino. La fotografi per quanto è bella e puoi muori, perché non riesci a reggerla.
La amo, è piena di tutto, ma non ci vivrei mai, io sono da bosco, vivo tra un albero e un altro.

Gli Anudo hanno curato la produzione artistica del disco e saranno presenti alla data romana al Largo Venue. Come è nata questa collaborazione?

Ci ha presentati il mio manager, da lì complicità e affinità hanno fatto il resto e fortificato il progetto. Ci piacevamo artisticamente entrambi, è stato facile e spontaneo venirci incontro.

Il tuo sarà quindi un po’ uno spettacolo teatrale, un po’ un concerto..?

Esattamente, un terzo poesia, un terzo teatro e un terzo musica. Mi faccio a pezzi per dimostrare e dimostrarmi che si può essere interi solo quando non ci limitiamo a essere una cosa sola.

Quando hai sentito l’esigenza di iniziare a mettere in musica le tue parole?

In Argentina, ho iniziato a fare caso che molte poesie non volevano essere lette. Avevano voglia di qualcosa di più, così inziai a imparare la chitarra e a dare melodia ad alcune di loro. Bisogna accontentare sempre le richieste delle poesie, perché così si fa quando si ama.

Ti senti più scrittore, poeta o cantautore?

Mi sento più un canale. Posso ospitare in me altre mille arti senza mai perdere di vista il senso del mio percorso coerente.

Cosa dobbiamo aspettarci ora? 

Una rivoluzione gentile.

 

 

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