Il 12 dicembre scorso è uscito per Ribéss Records / Audioglobe “Cronache carsiche” degli Unoauno. Noi li abbiamo intervistati per saperne di più…

Perché nascono gli Unoauno?

La costa adriatica e il caso hanno permesso di incontrarci. Il tutto grazie ad un concerto dei Cosmetic,  iniziato a Molfetta e terminato a Milano. Inizialmente Rocco e Mauri hanno avviato un progetto senza voce, classico duo basso, batteria e tanta violenza. Poi si è deciso di coinvolgere Giangi. Da lì abbiamo iniziato a buttare giù roba che potesse dare spazio alla espressività delle parole e al loro suono. Ecco tutto

Quali sono i gruppi che hanno avuto più influenza nella vostra crescita artistica?

Ce ne sono tantissimi, dai Massimo volume ai CSI, dagli Offlaga Disco Pax agli Shellac. Battiato, Fugazi, Slint e tanta robetta del genere

Definite la musica un gioco serio, che non deve solo intrattenere…quindi cosa è la musica per gli Unoauno?

La musica ha strutture, gesti, ripetizioni. È un rituale. È ripartita e divisa in precisi momenti. Non intendiamo la musica come la parafrasi canticchiata di ciò che ti passa per la testa. Essendo rituale, necessita di un messaggio. Qualcosa che non si vuole, ma che si deve comunicare. Mettiamo su questo insieme di cose, accordi, giri di batteria, parole che suonano in un certo modo perché vogliamo che siano l’essenza di ciò che dobbiamo dire. La musica è uno dei tanti modi concessi all’uomo di dire le cose. Ad alcuni interessa di più l’aspetto marcatamente strumentale ad altri l’utilizzo e il gioco delle parole. Nel nostro piccolo, tentiamo di esprimere ciò che riteniamo più importante e, facendolo, cerchiamo la veste più adatta a quella particolare idea che vogliamo srotolare, prima ancora che nelle orecchie di chi ci ascolta, in noi stessi. È il tentativo di dare ad un’idea la propria forma.

Cronache Carsiche è il vostro primo lavoro, il vostro biglietto da visita, descrivetelo con tre aggettivi.

Tre aggettivi. Geometrico, asciutto e breve.

Perché la scelta di chiamarlo “Cronache Carsiche”?

Ci piaceva molto l’idea del fiume carsico. Qualcosa che c’è ed agisce, ma che non manifesta da subito i suoi effetti. Un celebre filosofo di cui non diremmo il nome dice ad un certo punto di un non so che libro: “Ben scavato, vecchia talpa”. Ecco questo disco funziona così, almeno per noi. Nasce in maniera tacita e poi ad un certo punto ti giri e dici, guarda quanto cazzo abbiamo scavato. Riguardo alla cronaca, abbiamo scelto questa parola perché rimanda ad uno sfondo estremamente quotidiano, quindi il tentativo di rappresentare qualcosa di vicino all’ascoltatore pur senza scivolare nel fattuccio di vita privata.

L’album si apre con il brano “Dei” dove più volte si ascolta “bisogna tentare non avere più paura…” Cosa fa più paura agli Unoauno?

Onestamente, la trap. Meno onestamente, la gente che ascolta il disco e dice, “ragazzi ma voi fate della musica difficile da piazzare nei locali”.

Ci sono appuntamenti live per ascoltare il vostro album?

Siamo in partenza per una serie di date: mercoledì 11 aprile al Magazzino Parallelo di Cesena, poi saremo a L’Aquila, prima di girare in lungo e in largo la Puglia fino al 21 Aprile.

Cosa si aspettano dal futuro gli Unoauno?

Speriamo che le collaborazioni e gli incontri avuti fino ad ora (Ribéss Records, Macramè Trame Comunicative) possano durare e maturare. E che altre belle cose come queste si affianchino alle precedenti.

 

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