“La fine dei vent’anni Tour” sbarca al Monk di Roma e per Motta è già sold out con le prevendite. Dopo averlo contattato al telefono per la nostra intervista di qualche giorno fa, non abbiamo potuto perderci questo evento e vogliamo rendervi partecipi di questo grande successo.

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Locale pieno, folla impaziente per Francesco Motta, ma il concerto non inizia prima delle 23, con più di mezz’ora di ritardo. Come se non bastasse, dopo un solo brano si verifica un guasto tecnico che non permette il proseguimento immediato dello spettacolo.

Disastro iniziale e la gente è ancora più in fremito. Eppure nessuno se ne va, tutti sono troppo speranzosi di vedere le luci riaccendersi, non c’è minima traccia d’intenzione di mollare così facilmente.

Motta ha un pubblico che lo ha scelto, sono pochi i seguaci occasionali; le persone lo amano e vogliono sentirlo suonare e cantare ad ogni costo.

Superato il problema, il concerto inizia effettivamente a mezzanotte inoltrata, ma la stanchezza sparisce appena Francesco riappare sul palco.

Energico, ipnotico e carismatico: ti ingloba nel suo mood, nella sua dimensione, creando una realtà parallela che fa presto dimenticare tutto ciò che si trova al di fuori di quelle quattro mura.
È chiaramente un professionista, con anni di esperienza dal vivo; sciolto nel rivolgersi al pubblico, a suo agio nei movimenti, polistrumentista strepitoso, accompagnato da una band eccezionale.

Si sentono palpabili nell’aria il calore della gente, la stima, il divertimento.
Ringrazia spesso tutti. Si percepisce che è felice e pieno di riconoscenza per quel sogno che sta vivendo: ringrazia i suoi musicisti, chi lo ha accompagnato nel raggiungimento di questi risultati e chi ha avuto tanta pazienza nonostante il guasto iniziale, e soprattutto ringrazia i romani per averlo adottato. Sta bene sul palco e basta guardarlo esibirsi per capirlo.

Motta ti costringe a una totale immersione nella sua musica, non puoi restare impassibile ad un suo live. Si butta tra la gente più di una volta, vuole il contatto, si sente padrone del mondo. Sembra quasi che voglia farsi avvolgere dal pubblico per non uscire più da quel momento onirico; è incredulo di ricevere tanto affetto e tanta ammirazione, eppure è tutto vero.

Francesco ha una voce che graffia, che esterna tormento nei brani più movimentati, ma che sa anche essere calda nei pezzi più sentimentali.
Gli arrangiamenti non potrebbero essere pensati meglio: omogenei tra loro eppure mai scontati, riescono a far ballare e a far rabbrividire. È tutto molto suonato, molto ricercato, non ci sono vuoti, niente è lasciato al caso.

Verso la fine del concerto Motta propone una cover di “Fango” dei Criminal Jockers (il gruppo con cui suonava prima del progetto da solista), e nel presentarla non nasconde quell’amaro in bocca che ancora conserva per non aver avuto già con la band toscana un successo del genere: “fate finta di conoscerli i Criminal Jockers… voi non c’eravate”. Nel suo sguardo e nelle sue parole, infatti, è impossibile non percepire la consapevolezza di aver sudato tanto e di aver finalmente raggiunto parte del risultato sperato.

Un live totalmente all’altezza dell’album, probabilmente la miglior sorpresa del 2016.
Non è da escludere che a breve ci si debba aspettare i palazzetti, visto che Motta non ha nulla da temere, con questa carica potrebbe affrontare anche gli stadi.

 

Foto di copertina:  Claudia Pajewski

 

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