Venerdì 2 dicembre, il Monk di Roma ha ospitato il live di Ainé, che ha portato sul palco il suo interessantissimo album d’esordio “Generation One”. Noi eravamo presenti e vogliamo raccontarvi le nostre impressioni.

Quando vai a vedere un giovane artista emergente in concerto di solito ti aspetti delle canzoni sconnesse tra loro, eseguite più o meno decentemente, talvolta quasi un brutto karaoke della versione su disco.

Quando vai a vedere Arnaldo Santoro in arte Ainé, invece, non puoi che restare piacevolmente sorpreso.

 

Si presenta con la sua aria da bravo ragazzo, camicia larga infilata nei jeans a vita alta, baffetti accennati e cappello fisso in testa.

Non parla molto, non si perde in chiacchiere inutili da showman artificioso, il suo linguaggio è musica ed è così che comunica.

Comincia proprio suonando la tastiera, accompagnato da musicisti eccezionali, e solo dopo prende possesso della scena.
Canta bene Ainè, si sente che ha studiato, si vede che fa parte di lui, e sa sicuramente far ricredere gli scettici che dovessero trovarsi per caso al suo live.

 

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All’inizio è più meccanico nei movimenti, ma è tutta tensione giustificabile per un ragazzo di 25 anni; appena si scioglie però, riesce a catturare tutte le attenzioni su di sé, ed è impossibile non restare ipnotizzati. Balla, salta, canta, suona la tastiera e la chitarra, non si ferma un secondo.

Ainé porta sul palco il suo lavoro, il suo progetto: ogni parola, ogni nota gli calza a pennello, sa cosa fa e cosa dice e trasmette la passione che ci mette. Ha un timbro molto riconoscibile, una voce pulita e dolce, a tratti quasi fragile, e inevitabilmente il riferimento va a grandi miti come Michael Jackson.

 

Sono chiare le influenze della musica black: riesce a cantare soul, R&B e hip-hop non solo in inglese ma anche in italiano restando sempre credibile, un’impresa ardua.

Punti più alti del concerto sono sicuramente il momento di “Dopo la pioggia” o di “Cosa c’è”, in cui Ainè si lascia trasportare per qualche secondo dall’entusiasmo del pubblico senza però perdere mai il controllo. Non c’è spazio per distrazioni di sorta, va dritto per la sua strada e sa portare avanti lo spettacolo senza interruzioni, cosa non facile per chi non ha una collaudata carriera live alle spalle. Ottima alternanza di brani più movimentati come “Dimmi se puoi”, a quelli più lenti come l’intensa interpretazione di “Be my one”.

Ainé ha già una direzione precisa, sa chi è sul palco e lo dimostra. È un artista completo, uno dei più promettenti e originali di questi anni e, non ci sono dubbi, può solo che migliorare nel tempo.

 

ainé

Chi è Ainé?

 

Ainé è un cantante e musicista romano che ha nel curriculum già molte esperienze estere. Infatti non solo è reduce da un tour negli Stati Uniti, ma anche nel suo percorso di formazione figurano nomi d’oltreoceano come la Venice Voice Academy di Los Angeles, una Borsa di studio alla Berklee College of Music di Boston.

Diversi nomi affermati nella scena musicale si sono accorti del suo talento: nel disco d’esordio “Generation One” sono presenti svariate collaborazioni di spicco tra cui Sergio Cammariere e Ghemon. Inoltre il giovane Ainè ha avuto l’onore di aprire concerti come quello di Max Gazzè o di Robert Glasper.

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