Alessandro Grazian, affermato cantautore, ci presenta il suo nuovo progetto strumentale. Torso Virile Colossale è un’epopea, un viaggio musicale che crea immagini e storie. Lui ce lo ha raccontato…

Avevo conosciuto Alessandro Grazian qualche anno fa in occasione dell’uscita del suo quarto disco “L’età più forte”. Poco tempo fa, in una serata a Milano lo incontro di nuovo ad un concerto. Ci salutiamo e, quando gli chiedo cosa sta facendo, inizia a parlarmi del suo nuovo progetto Torso Virile Colossale

Ma come?! La gente qui sembra quasi non riuscire a stare nell’oggi e lui invece vuole tornare indietro nel tempo ad omaggiare il cinema Peplum anni 50? E così, incuriosita, ho approfondito, con il disco prima e, poi, con una nuova intervista per capire meglio da lui stesso la genesi di questo progetto.

Torso Virile Colossale è un’epopea, un viaggio musicale che crea immagini e storie. E allora il passo è breve. Ecco qui i forzuti dai “sandaloni” che si preparano alla battaglia e la affrontano andando verso il loro destino con onore: “Che gli dei ti proteggano” è il sottotitolo dell’opera. TVC è uno spaccato della vita, anche quella dei giorni nostri che, a pensarci bene non è poi così distante da quella degli eroi omerici: la partenza, l’amore, il viaggio, la lotta. 12 brani come le dodici fatiche di Ercole. Lungi dall’essere qualcosa di dannatamente nostalgico e datato TVC è, si un omaggio alla stagione dei “sandaloni”, ma arricchita oggi di tutta la contemporaneità che troviamo nella psichedelia e il protometal. E così quest’opera si traduce in composizioni strumentali evocative trasformate e arricchite in modo originale da chitarre elettriche e soluzioni armoniche più contemporanee.

 

Ciao Alessandro! Ci siamo già incontrati un po’ di tempo fa in occasione dell’uscita del tuo quarto album “L’età più forte”. Cos’è successo da allora?

Sono accadute un po’ di cose! All’inizio del 2016, una volta concluso il tour dell’album, ho messo in standby le mie canzoni per buttarmi a capofitto in nuove avventure. In questi due anni sono nate nuove collaborazioni musicali e mi è capitato di lavorare a dischi altrui o di fare dei concerti in veste di strumentista con altri artisti ma soprattutto ho sentito il bisogno di dedicarmi anima e corpo a questa idea che mi frullava da anni in testa ovvero Torso Virile Colossale: un’esperienza artistica che si è rivelata per me una grande boccata d’aria oltre che l’occasione di mettere sul piatto certi miei insospettabili amori musicali e cinematografici.

Hai un nuovo progetto ora: “TVC”. Ti eri già cimentato con il cinema nel passato, come con la colonna sonora per il cortometraggio “L’estate che non viene”. Come sei arrivato invece al cinema Peplum?

Quella per il Cinema Peplum, i cosiddetti ‘Sandaloni’, è una passione che covo da molto tempo; Sono almeno 10 anni che ogni tanto puntualmente me ne esco tra amici con la storia del cinema mitologico italiano e con la volontà di dare corpo a questa bizzarra idea musicale che fin da subito ho battezzato con il nome Torso Virile Colossale. In qualche modo la scintilla di questo progetto è nata nel 2008 quando ho ritrovato delle vecchie foto di mio padre che lo ritraevano nei primi anni 60 in pose atletiche ispirate proprio al Cinema Peplum. Da quell’estate di 10 anni fa ho iniziato ad esplorare il Cinema Peplum arrivando a vedere praticamente la filmografia completa che comprende svariate decine di film. Ho anche letto un bel po’ di libri sull’argomento e alla fine mi sono trasformato in un esperto del genere tanto che l’anno scorso ho anche tenuto su Radio Daevid una trasmissione radiofonica in cui ne raccontavo la storia.

Come nasce la storia che racconti musicalmente in “TVC”?

Attraverso le composizioni di Torso Virile Colossale volevo raccontare a modo mio un po’ di aspetti del Peplum. I brani, fin dai titoli, rimando a cliché del genere: gli oracoli, le vestali, le marce, i combattimenti tra forzuti, le dive sensuali, i tiranni usurpatori. Per farlo mi sono divertito a scrivere e suonare una musica che fosse allo stesso tempo sognante e possente. 

TVC, oltre alla mitologia, combina anche il rock con le chitarre elettriche, la psichedelia e il metal. Questa fusione di generi scaturisce dalle tue influenze?

Sì certo! Ho sempre frequentato molta musica sia da ascoltatore che da musicista. Magari per qualcuno sarà una sorpresa vedermi suonare certi riff muscolari imbracciando una chitarra elettrica ma la verità è che scrivere musica strumentale non è come scrivere una canzone e in questo caso, volendo raccontare con la musica l’epopea di un genere cinematografico così ‘forzuto’, era indispensabile andare a pescare in terrori più ‘dream’ da un lato e più irruenti dall’altro.

In totale c’è voluto circa un decennio perché tu sviluppassi questo tuo progetto e portarlo a vedere la luce in parallelo agli altri tuoi lavori. E’ un disco molto meditato?

Più che il disco è il concept ad essere stato molto meditato. Allo stesso tempo mi sento di dire che tutto è stato vissuto con leggerezza perché ho coltivato l’idea e la scrittura senza fretta o ansie. Di fatto questo disco è nato lentamente mentre ero intento a lavorare ad altri dischi. In questi 10 anni ho fatto 3 album da cantautore, mi sono trasferito a Milano, ho intensificato collaborazioni e avventure artistiche, ho fatto mostre con i miei lavori di pittura. Insomma sono accadute tante cose e la costruzione di Torso Virile Colossale è stata spesso una valvola di sfogo tra un progetto e l’altro. Solo all’inizio del 2016 ho capito che era arrivato il momento di entrare in studio e così ho coinvolto Cooper e dopodiché ho chiamato Nicola Manzan, Francesco Chimenti e tutti gli altri musicisti per suonare le partiture che avevo composto.

Com’è portare questo progetto dal vivo? 

Portare dal vivo Torso Virile Colossale si sta rivelando un’esperienza molto intensa e appagante! Per ora ho fatto delle presentazioni in duo con me alla chitarra elettrica & bass pedal ed Emanuele Alosi alle percussioni. Di solito prima del concerto vesto i panni del divulgatore e racconto il Cinema Peplum per sommi capi, dopodiché suoniamo interamente l’album. Alle nostre spalle vengono proiettati spezzoni estratti da vecchi film Peplum che ho montato personalmente. Il 4 marzo però ci sarà un evento speciale a Santeria Social Club di Milano in cui presenterò dal vivo l’album con i musicisti che hanno suonato nel disco e altri ospiti che saranno annunciati i prossimi giorni! Un appuntamento davvero speciale in cui ci sto investendo un sacco di energie! Non vedo l’ora!

Qual è stata la più grande difficoltà?

Essendo il lavoro stato dilatato in così tanto tempo non ci sono mai state particolari difficoltà. Direi che è stato tutto molto naturale. Sicuramente scrivere e coordinare tutti gli arrangiamenti è stata una bella prova di forza ma talmente gratificante da ripagare le fatiche.

Hai curato anche la grafica delle illustrazioni dell’album…

Sì, è stato abbastanza ovvio che a farlo fossi io anche perché la grafica è una delle mie passioni nonché uno dei miei mestieri extramusicali e avevo le idee chiarissime su come impostare l’immagine dell’album d’esordio di Torso Virile Colossale. L’illustrazione poi è un mio grande amore e avevo voglia di confrontarmi con tecniche come la china ripercorrendo l’estetica delle vecchie locandine che venivano pubblicate nei quotidiani anni 50 e 60… In questi anni ho raccolto molto materiale grafico relativo al Peplum (poster, illustrazioni) e quindi ho sviluppato una certa confidenza con questo linguaggio.

 12 brani come le 12 fatiche di Ercole. E’ un omaggio?

Sì, proprio così! Il disco ha sparsi qua e là un po’ di ‘inside joke’. Anche con i titoli dei brani mi sono divertito ad omaggiare facendo qualche citazione e calambour.

 La mitologia è ancora attuale per il mondo di oggi secondo te?

Domanda impegnativa! Non sono un filosofo, sono solo un appassionato di cinema mitologico, ma direi che il cinema che attinge alla mitologia e al mondo antico in fondo attinge a storie e valori universali dell’uomo che non hanno età e i personaggi archetipici raccontati nel mito valgono ieri come oggi. La ‘poetica’ di Aristotele è di casa a Hollywood molto più di quanto si pensi.

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